In Italia, come è noto, la spesa in Ricerca e Sviluppo espressa come percentuale del PIL è dell’ 1,1% contro l’ 1,84 della UE, il 2,62 degli USA e il 3,3 del Giappone (dati 2005).
Dalle ricerche ISTAT su Ricerca e Sviluppo del 2007 risulta che in Italia nel 2005 il settore delle imprese sostiene il 50% della spesa nazionale per R&S intra-muros. Segue l’università con il 30,2% (4.712 milioni di euro), il settore delle istituzioni pubbliche (17,3%) e, infine, il settore delle istituzioni private non profit (2,1 %).
Nel 2005, il 61,8 % della spesa nazionale per la ricerca di base, pari a 4.321 milioni di euro, era sostenuta dalle università, mentre gli altri settori contribuivano a questo tipo di ricerca in misura sensibilmente inferiore: le istituzioni pubbliche per il 24,7 %, le imprese per il 10,2 % e le istituzioni non profit per il rimanente 3,3 %.
Le imprese sostengono il 53,8 % della spesa totale destinata alla ricerca applicata (6.926 milioni di euro in totale) e l’84,8 % di quella finalizzata allo sviluppo sperimentale (4.352 milioni di euro in totale).
Complessivamente, la ricerca di base rappresentava nel 2005 il 27,7 % della R&S totale, la ricerca applicata il 44,4 % e lo sviluppo sperimentale il 27,9 %. (rapporto ISTAT 2007).
Gli stanziamenti in ricerca e sviluppo, e cioè le previsioni di spesa disposte a valere sul bilancio dello Stato e delle amministrazioni pubbliche, centrali e locali, definite internazionalmente come "Government budget appropriations on R&D", GBAORD ammontano in Italia allo 0,67 del PIL (0,74 EU; 0,71 Giappone; 1,06 USA).
La comparazione dei dati con la situazione europea rispetto ad altre aree del mondo rende evidente che in Italia e in Europa le Università sono tra i soggetti principali della costruzione della società della conoscenza, in particolare per la ricerca di base, e quindi protagoniste della realizzazione dello “Spazio Europeo della Ricerca” (SER / European Research Area - ERA). Verso questo obiettivo sono chiamate a lavorare in modo coordinato con gli altri attori nell'ambito della cosiddetta “Strategia di Lisbona”, di cui si avvia nel 2008 il secondo ciclo di iniziative volto a mantenere in Europa un vantaggio competitivo in materia di conoscenza e innovazione.
Il ruolo delle Università presenta tuttavia delle caratteristiche specifiche: al loro interno, a differenza di altri enti, la ricerca, l'istruzione, la formazione e l'innovazione sono strettamente interconnesse ed è presente una varia tipologia di lavoro scientifico, dalla possibilità di condurre ricerche orientate semplicemente all'avanzamento della conoscenza alla ricerca applicata a quella destinata allo sviluppo sperimentale.
Considerando che lo SER (Spazio Europeo della Ricerca) è diventato un riferimento fondamentale per la politica della ricerca in Europa, si è scelto di organizzare i documenti di questa sezione secondo i principali ambiti evidenziati dal Libro Verde: “Nuove prospettive per lo Spazio europeo della ricerca”, il documento con cui la Commissione UE ha inteso avviare nel 2007 il dibattito pubblico e istituzionale e da cui è scaturito l'insieme di iniziative messe in atto nel 2008 per la completa realizzazione dello SER (il cosiddetto “Processo di Lubiana”).
I riferimenti al contesto Europeo (e alla sua collocazione nel sistema globale), già presenti anche nel Programma nazionale della Ricerca 2005-2007, possono infatti aiutare a collocare in una prospettiva di più ampio respiro molte delle questioni specifiche della ricerca che riguardano il mondo universitario e il nostro Ateneo in particolare.



Scenario 
