Cara collega, caro collega
ti scrivo questa lettera per comunicarti la mia decisione di candidarmi a Rettore del nostro Ateneo per il mandato 2009-2013.
Ho deciso di condividere con te un percorso che parte da una visione di Università, fondata su alcuni principi , per proporti, dopo la sosta estiva, una bozza articolata di programma con gli obiettivi, le procedure e gli strumenti per raggiungerli. Questa bozza sarà la base di un confronto al quale mi auguro partecipino molte colleghe e molti colleghi per giungere alla redazione definitiva del programma di governo .
Questi tempi permettono anche di tenere conto delle conclusioni dei lavori, appena ultimati, della Commissione sulla revisione dello Statuto di Ateneo. Ad oggi non sappiamo se la proposta sarà o meno adottata dagli organi, ma contiene indicazioni di cui tenere conto nella elaborazione del programma.
Qualsiasi proposta che ci coinvolge deve partire dal nostro vissuto .
Sentiamo di dedicare sempre più tempo a pratiche che hanno a che fare più con i continui adeguamenti alle richieste, spesso schizofreniche, ministeriali che alla concreta attività didattica e di ricerca; siamo incerti sul senso profondo del nostro essere insegnanti e ricercatori e sfiduciati dalla rappresentazione sociale che viene data dell’università e della nostra attività. Giustificata è la tentazione di pensare che qualsiasi reazione sia inutile in un paese che per accontentare richieste corporative taglia, tra l’assenso generale, i fondi alla ricerca e che esclude in maniera sistematica la formazione superiore dalle priorità nazionali.
Da questa condizione di frustrazione è possibile uscire ritrovando le motivazioni che ci hanno portato a scegliere di impegnarci all’interno dell’Università e agendo perché l’Università di Bologna dei prossimi anni si riappropri del proprio valore strategico e della propria centralità , in primo luogo, nel processo di sviluppo economico, sociale e culturale del paese e del nostro territorio.
Siamo una delle maggiori imprese culturali del Paese (per la qualità della produzione scientifica e per un bilancio di 720 milioni), l’indotto economico in regione è di almeno 300 milioni all’anno di valore aggiunto, possiamo svolgere il ruolo di leadership internazionale nella formazione superiore, nella ricerca, nel trasferimento della conoscenza e della tecnologia. L’Università e le necessità dei nostri studenti devono essere poste al centro della progettazione urbanistica, economica, sociale, culturale delle città e dei territori in cui siamo insediati. Le grandi Regioni europee con le quali si confronta l’Emilia Romagna si caratterizzano per la centralità dei loro sistemi universitari che ho conosciuto in maniera approfondita e che si presentano come ottimi esempi.
Vorrei e credo che sia possibile riportare l’Università di Bologna al centro della società italiana ed europea, come è accaduto varie volte nella sua storia. E’ un obiettivo che richiede sforzo e fatica ma se lo condividiamo sono fermamente convinto che sia alla nostra portata.
Questa leadership può essere meglio valorizzata attraverso rapporti privilegiati con alcune importanti università europee, a livello di corsi di studio, ricerche e dottorati. L’alleanza tra grandi atenei è la chiave di volta per rimanere in Europa da protagonisti.
Questa centralità dell’Alma Mater presuppone sia un riconoscimento sociale, che si concretizzi anche in adeguate risorse finanziarie, sia la costruzione di una identità basata su qualità e merito , che non possono andare disgiunte da innovazione , eticità dei comportamenti , efficacia e trasparenza dei processi decisionali e delle procedure amministrative, equilibrio tra gli ambiti disciplinari e le collocazioni territoriali, sostenibilità delle scelte e integrazione internazionale.
Se vogliamo ottenere questo riconoscimento, l’ identità andrà definita nel programma di governo attraverso la declinazione dei principi in relazione agli studenti, ai professori e ricercatori, al personale tecnico amministrativo, alla governance e agli altri ambiti di intervento dell’Università. Pur se a grandi linee, ti anticipo il metodo di lavoro del processo di costruzione del programma.
La qualità e il merito devono concretizzarsi, per gli studenti , nel diritto allo studio (in grado di eliminare effettivamente le barriere in entrata), nell’orientamento, nell’accoglienza, nei servizi e nelle opportunità durante il percorso di studio (eccellenza dei percorsi didattici, comprese le opportunità di internazionalizzazione) e, al suo termine, nel favorire processi di creazione di impresa e di inserimento nei diversi ambiti lavorativi.
La qualità e il merito sono, per i docenti , inestricabilmente legati anche agli altri valori di fondo; in primo luogo a processi decisionali e procedure amministrative trasparenti, efficaci e in grado di eliminare quella esasperazione delle procedure che talvolta noi stessi abbiamo contribuito a creare e che si determina là dove ci si accosta ai problemi dimenticando l’obiettivo strategico da raggiungere e confondendo le responsabilità delle diverse componenti. La qualità e il merito devono guidare anche i processi di reclutamento e di avanzamento per tutte le posizioni, riuscendo così anche a fare avanzare, nei fatti, una politica di pari opportunità che nel programma dovrà trovare una propria definizione molto articolata. La qualità per i dottori di ricerca riguarda la loro formazione, le opportunità di ricerca e la dimensione internazionale; per i ricercatori , la possibilità di coltivare prioritariamente la propria ricerca, facilitando le esperienze internazionali.
La qualità nei processi di valutazione (della ricerca, della didattica e della attività amministrativa), nell’ attribuzione delle risorse e delle dotazioni , nella regolamentazione è tale se tiene conto delle specificità non solo dei vari ambiti disciplinari, ma anche delle caratteristiche delle diverse istituzioni con cui siamo in competizione (i Politecnici per alcuni; gli atenei privati, per esempio la Bocconi, per altri; le università straniere per tutti) e delle peculiarità delle nostre strutture, in particolare le facoltà. Per esempio, la Facoltà di Medicina e Chirurgia in relazione alla ridefinizione dell’integrazione con il Servizio Sanitario Regionale nel pieno riconoscimento dell'autonomia universitaria, nella integrazione della ricerca, didattica ed assistenza, nella pari dignità, anche di trattamento economico, tra universitari ed ospedalieri e nella valorizzazione della ricerca e della formazione in relazione ai servizi ospedalieri e territoriali delle Aziende sanitarie.
Sono problemi che hanno implicazioni anche al di là dell’ambito universitario e ai quali dovremo prestare una attenzione particolare sapendo che li risolveremo solo se li sentiamo come problemi di tutti, pur nel riconoscimento delle differenze.
All’interno della qualità, poi, si devono prevedere meccanismi premianti per le strutture che, a parità di condizione, raggiungono standard di eccellenza e per i docenti, in funzione delle sempre più numerose attività che compiono senza che siano riconosciute in alcun modo.
La qualità, il merito, l’efficacia e la trasparenza devono essere calati anche nell’attività di reclutamento, di formazione e nella progressione di carriera del personale tecnico e amministrativo .
Da un lato, si deve ribadire che il processo decisionale dell’Ateneo deve fondarsi sulla distinzione di ruolo tra chi ha la responsabilità delle decisioni politiche e chi ha la responsabilità di definire le procedure per attuarle con efficacia .
Dall’altro, dobbiamo ricordare che la gran parte delle persone che compongono il personale tecnico e amministrativo è anch’essa spesso prigioniera di procedure, dovute a un corpo di norme (europee, nazionali, locali) talvolta in contraddizione tra loro.
Qualità, trasparenza ed efficacia devono guidare anche le scelte di bilancio , allargando le possibilità di manovra e introducendo forme di finanziamento innovative.
La centralità dell’università è favorita anche da una introduzione dell’ innovazione tecnologica sempre più funzionale alle finalità dell’ateneo e ai bisogni degli studenti e di chi vi lavora, anche integrando i corsi di studio con didattica frontale ad attività in e-learning , specialmente adatte ai progetti di formazione permanente . Molte università europee arricchiscono i propri bilanci e garantiscono un servizio di qualità alla società attraverso programmi organici di formazione permanente e aggiornamento professionale.
Il processo di decentramento , che sarà una delle parti centrali del programma di governo, è riconosciuto in tutte le valutazioni ministeriali come l’esperienza più riuscita, anche se poi si vede negare dallo stesso Ministero i finanziamenti dovuti. E’ un processo che si appresta a entrare nella fase di completa maturità in cui si devono raccogliere i frutti dei rapporti virtuosi instaurati con il territorio e definire le relazioni tra le strutture collocate in Romagna e quelle poste a Bologna nei termini di non duplicazione delle procedure, di completamento delle dotazioni, di definizione di identità che si valorizzino reciprocamente.
Cara collega, caro collega
Ho la certezza che il nostro Ateneo, nonostante le difficoltà indotte da bilanci sempre più ridotti, ha mantenuto, al proprio interno, le risorse intellettuali, morali e strutturali necessarie per affrontare queste sfide. E’ per questo che oggi ti propongo di definire insieme i passaggi perché questa visione possa diventare programma di governo .
Fra circa un anno dovremo eleggere il nuovo Rettore , ossia colui che avrà la funzione di rappresentanza dell’Alma Mater all’esterno e all’interno e di guida e garanzia , insieme alla squadra di governo, della attuazione della nostra visione di Università nelle scelte concrete di ogni giorno.
Anche in base ai giudizi che ho raccolto da numerosi colleghi, posso affermare che il mio impegno di questi anni mi ha permesso di acquisire alcune delle competenze e conoscenze necessarie per ricoprire con efficacia questo ruolo.
Il Rettore dell’Università di Bologna deve avere quella autorevolezza e credibilità perché il suo parere venga sempre considerato come significativo e perché pesi nelle decisioni che interessano l’Alma Mater. Ciò che, come docente e Pro Rettore alle Relazioni Internazionali, ho fatto verso l’esterno dell’Ateneo –a livello internazionale, nazionale, regionale e locale- garantirebbe che il prossimo Rettore abbia queste caratteristiche.
L’ esperienza di questi quasi otto anni come Pro Rettore alle Relazioni Internazionali della nostra Università, la collocazione negli organismi direttivi di molte strutture interne mi ha permesso di entrare in contatto e di conoscere in maniera approfondita le modalità di funzionamento di molti uffici dell’amministrazione, ponendomi in grado di guidare al meglio il rettorato in un momento critico di passaggio da una direzione amministrativa che ha attraversato due rettorati ad una nuova .
I tanti che in qualche maniera sono entrati in contatto con me sono i testimoni più credibili del senso dell’istituzione che guida le mie scelte. Solo se le scelte sono guidate dai principi che ci siamo dati e sono orientate al bene dell’istituzione, ciascun interesse particolare interno all’Ateneo ne può trarre vantaggio, evitando il rischio dell’immobilità dovuto a mediazioni esasperate.
Collegare la visione ad obiettivi specifici e realizzarli nella concretezza delle decisioni quotidiane è ciò che ho imparato in questa lunga avventura iniziata nel novembre del 2000. Gli studenti stranieri regolarmente iscritti sono aumentati del 50%; la quantità di studenti di scambio e il numero di progetti europei vinti (da Erasmus Mundus a Tempus) ci hanno collocato ai vertici europei; la percentuale dei laureati nei corsi di studio specialistici con un periodo di studio all’estero ha raggiunto il 18%; i corsi di studio specialistici in lingua inglese sono saliti a 8 in due anni; 50 sono le Summer School e numerosi i corsi di studio e i master internazionali, con titoli congiunti o doppi; contributi sono stati distribuiti, per la prima volta, alle facoltà e ai corsi di laurea specialistica con meccanismi premianti in funzione dei risultati di internazionalizzazione raggiunti e, infine, i finanziamenti a favore dell’internazionalizzazione della formazione sono costituiti per il 30% da risorse interne e per il 70% da risorse esterne, in particolare europee. Sono risultati raggiunti per merito di seicento colleghe e colleghi, soggetti attivi insieme agli uffici delle politiche di internazionalizzazione del nostro Ateneo. E’ un esempio di ciò che un rettore deve fare: avere una visione di università, condividerla, decidere collettivamente gli obiettivi e le modalità per raggiungerli, monitorare e valutare l’avanzamento del progetto.
Questo prossimo mandato rettorale attuerà realmente la trasformazione della governance , ma ciò non basta. Perché il cambiamento organizzativo possa tradursi in un miglioramento sostanziale della qualità del funzionamento del nostro Ateneo, si dovranno mobilitare tutte le risorse interne ed esterne.
All’interno, in aggiunta agli organi previsti dallo Statuto, penso che si debbano creare le condizioni perché nei prossimi anni le colleghe e i colleghi giovani (relativamente ai nostri standard) che hanno maturato esperienze importanti in Italia e all’estero possano fare proposte, elaborare e realizzare progetti innovativi e fuori dalla routine . Altrettanto importante sarà il coinvolgimento sia di chi, al termine della carriera universitaria o dopo avere ricoperto cariche significative, mantiene importanti relazioni locali, nazionali e internazionali che possono arricchire l’Ateneo . Penso a una struttura non formale di consulenza –che si accompagna a una forte associazione di alumni- che costituisce un valore aggiunto di cui il Rettore non può certamente fare a meno.
All’esterno, l’Alma Mater dei prossimi anni si proporrà come alleata credibile degli enti territoriali, delle associazioni di imprese, delle istituzioni culturali, economiche, sociali, delle fondazioni che condivideranno la sua visione.
Sono convinto che insieme possiamo farcela .
Alla ripresa dopo la pausa estiva ti invierò la bozza articolata di programma che sarà disponibile insieme ad altro materiale di riferimento anche in un sito internet che sto costruendo.
Nel caso tu lo ritenga opportuno mi piacerebbe avere una tua prima opinione o contattandomi direttamente o mediante una mail.
Ti ringrazio per l’attenzione e mi auguro di incontrarti presto.
Roberto Grandi
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Roberto Grandi 
