Care colleghe, cari colleghi ricercatori
siamo un gruppo di ricercatrici e ricercatori dell'Alma Mater. Lunedì 30 marzo abbiamo partecipato, insieme ad altre colleghe e colleghi, all'incontro con Roberto Grandi, candidato Rettore.
Vari sono stati i temi affrontati e le proposte emerse.
Abbiamo pensato di sintetizzare i punti principali nel documento che vi inviamo e che proponiamo a Roberto Grandi quale nostro contributo al suo programma elettorale.
Vi invitiamo a mandarci osservazioni e commenti. Siamo disposti ad organizzare incontri con le colleghe e i colleghi delle diverse aree disciplinari.
Con cordialità
Marco Borraccetti, Cristina Demaria, Antonello De Oto, Daniele Donati, Elena Ferioli, Anna Maria Lorusso, Saverio Marchignoli, Antonella Mascio, Rita Monticelli, Giampaolo Proni, Carla Salvaterra, Cristian Vaccari, Cristina Valenti, Federica Zanetti
IL CARICO DIDATTICO DEI RICERCATORI – LA DIDATTICA DI QUALITA’
Didattica e ricerca:sono un binomio inscindibile: non c'è buona didattica senza buona ricerca ma anche viceversa. Le due dimensioni debbono avere pari dignità.
E’ quindi necessario che anche i ricercatori possano fare esperienza di entrambe in modo equilibrato e adeguatamente riconosciuto e valutato in quanto la possibilità di svolgere didattica con responsabilità è una forma di qualificazione significativa perchè sviluppa capacità progettuali autonome e dovrebbe quindi essere una opzione offerta a ogni ricercatore
L’attività didattica dei ricercatori deve essere una attività didattica di titolarità.
Monte ore: Per questa ragione ciascun ricercatore dovrebbe essere messo nelle condizioni di poter scegliere in modo autonomo quanto tempo dedicare alla didattica[1], anche se questa attività non deve superare il monte ore di 60, stabilito anche dal Senato Accademico. Molti di noi ritengono che questo debba essere un limite invalicabile. Sappiamo, d'altra parte, che vi sono numerose deroghe a questo tetto. Alcune costituiscono una sorta di "imposizione" nei confronti dei ricercatori che sono costretti ad accettare per un disequilibrio di potere nella struttura. Questa "costrizione" va contro la dignità del nostra ruolo e non può né deve essere accettata. A queste colleghe e colleghi dobbiamo fornire quelle forme di solidarietà attiva, ricorrendo anche al codice etico, che rompano questa situazione di subordinazione. Vi sono altre situazioni di eccezione accettate da colleghe e colleghi che con generosità si sottopongono a un impegno molto gravoso per "salvare" Corsi di Studio che altrimenti non raggiungerebbero i requisiti minimi. Si tratta di una scelta sofferta in quanto l'impegno eccessivo di tempo nella didattica, soprattutto all'inizio di carriera, rischia di limitare la produzione scientifica, la partecipazione a progetti, la costruzione di reti attraverso soggiorni all'estero, l'accesso ai fondi di ricerca. Non solo, queste nostre colleghe e questi nostri colleghi rischiano di essere penalizzati nella prova per ottenere l'abilitazione scientifica nazionale, rispetto a colleghe e colleghi che hanno un impegno didattico minore con più tempo a disposizione per la ricerca. Proprio perché ci rendiamo conto della contradditorietà di questa posizione pensiamo sia giusto sostenere che la norma del tetto delle 60 ore stabilità dal Senato Accademico deve essere ribadita. Riteniamo altrettanto necessario affermare che una eventuale eccezione deve essere considerata e trattata come tale. Il che significa, in primo luogo: che deve essere accettata liberamente dal ricercatore, che deve essere esplicitato e condiviso lo stato di necessità specifico, che deve essere definito l'arco temporale entro il quale la situazione di eccezionalità viene sanata. In caso contrario la prestazione che supera le 60 ore in maniera permanente impedisce di introdurre nella programmazione didattica quel turn over che è in grado di coprire in un arco temporale definito le situazioni critiche.
E' questo un punto delicato che vede sovrapporsi opinioni diverse, frutto anche di diverse esperienze e che necessita di un ulteriore confronto che intendiamo aprire in maniera trasparente con tutti voi.
Carico didattico: per carico didattico si intende il carico didattico diffuso: non solo le responsabilità di insegnamento, ma le varie situazioni possibili (moduli all'interno di insegnamenti, tutorato, didattica integrativa, laboratori, assistenza al lavoro individuale o di gruppo degli studenti: tesi, progetti, seminari, lavoro sul campo, verifiche del profitto; collaborazione agli esami e in generale al lavoro di cattedra dei docenti di prima e seconda fascia). Deve essere considerato anche il numero di studenti in relazione alle diverse attività svolte.
E’ necessario riuscire a compensare - anche facilitando l'accesso ai fondi di ricerca RFO - il tempo impiegato nelle attività didattiche.
Qualificare l’attività didattica: è’ necessario attuare forme di qualificazione dell'attività didattica: eventuali valutazioni devono avere lo scopo di incentivare il miglioramento e valorizzare le competenze; devono essere multidimensionali e professionali (non un solo soggetto valutatore, non un unico aspetto valutato). Processi, finalità e obiettivi della valutazione devono essere condivisi, chiari, trasparenti, pubblici.
Reclutamento e promozioni: Considerando che nel sistema di reclutamento e progressione prospettato dall'attuale governo le abilitazioni nazionali si orientano ad essere limitate alla validazione delle competenze scientifiche (mentre starà agli Atenei la definizione degli elementi su cui basare la selezione per il reclutamento e le promozioni) è bene che i criteri interni tengano conto di più variabili tra cui anche quella della didattica.
In ogni caso i ricercatori dovranno essere coinvolti a pieno titolo nella definizione dei diversi criteri, del peso da dare a ciascuno di essi e delle procedure di reclutamento e promozione - con adeguato rispetto per la diversità delle situazioni che si presentano in ateneo. È auspicabile inoltre che l'ateneo preveda forme di partecipazione diretta dei ricercatori alle procedure interne di reclutamento e di promozione.
Il futuro Rettore per rilanciare l’Ateneo deve garantire che tutti i ricercatori possano disporre del tempo necessario per espletare il compito istituzionale di ricerca. A tale proposito, tra le diverse discipline particolarmente penalizzate nella loro attività di ricerca ci sono alcuni settori che soffrono perché oberati da numerose ore dedicate all’attività di didattica e nell’area medica anche dalla pesante componente assistenziale. Per questi ultimi sarà il Rettore ad impegnarsi in sede di trattativa con gli Enti esterni affinché in sede di Convenzioni e Protocolli d’intesa possa essere fornita al Ricercatore Medico, che ne fa richiesta, di compattare il debito orario da destinarsi all’attività di ricerca, alternando periodi di attività assistenziale a tempo pieno a periodi di sola attività di ricerca.
LA PROGRAMMAZIONE DELL’OFFERTA FORMATIVA DEI PROSSIMI ANNI E I RISCHI CHE CORRONO I RICERCATORI
Programmazione dell’offerta didattica: considerato che sono a disposizione tutti i dati sui pensionamenti dei prossimi anni è necessario, come proposto dal candidato Rettore Roberto Grandi, che si attui al più presto una programmazione formativa dei prossimi 5 anni sostenibile sui 3 cicli della formazione. La sostenibilità della programmazione didattica è tale se prevede una distribuzione equa tra docenti e ricercatori del peso della didattica (non solo quella disciplinare, ma anche tutte le molteplici forme di didattica 'trasversale' che si prevede saranno sempre più articolate e strategiche: es. le verifiche dell'adeguata preparazione iniziale, le forme di sostegno per il recupero dei debiti formativi, nonché il carico didattico per le varie attività di supporto da calcolare anche in relazione al numero di studenti come specificato sopra).
Assegnasti, borsisti, dottorandi: nella programmazione si potranno considerare anche le attività che possano essere svolte da assegnisti, borsisti, dottorandi in quantità limitata e con specifico profilo qualificante. Anche per queste figure è importante infatti prevedere opportunità di qualificazione e formazione alla didattica universitaria adeguate a profili, funzioni e ruoli a seconda delle diverse situazioni.
In mancanza di una programmazione di questo tipo le Facoltà rischiano di trovarsi, ogni anno, in situazioni di emergenza che porterebbero fatalmente a fare pesare sulle spalle dei ricercatori le deficienze di una carente programmazione.
I FINANZIAMENTI PER LA RICERCA – LA QUALITA’ DELLA RICERCA
Accesso ai fondi: va sostenuta e incentivata la possibilità dei ricercatori di accesso ai fondi prevedendo, in ogni caso, un finanziamento di ingresso di durata triennale con valutazione dei risultati.
I progetti dei ricercatori che sono stati valutati positivamente da organismi nazionali o internazionali senza essere finanziati potrebbero essere sostenuti dall'Ateneo.
I ricercatori devono essere sostenuti nella costruzione di reti nazionali e internazionali. Non bastano fondi per la mobilità in uscita e la partecipazione a convegni, sono necessari anche fondi per sostenere la mobilità in entrata soprattutto per chi lavora con Università e centri di ricerca in Paesi che hanno meno possibilità di finanziare la mobilità dei propri ricercatori (ad esempio migliorare la possibilità per i ricercatori di accesso a specifiche azioni come EMECW).
Processi di valutazione e procedure di assicurazione di qualità: l'attuale sistema di premialità della produzione scientifica non è soddisfacente: è evidente il problema della trasparenza e della valutazione non solo numerica ma anche della penalizzazione dei ricercatori la cui produzione non è conforme al profilo di un comitato.
È necessario un maggiore e migliore coinvolgimento dei ricercatori nella definizione di procedure di assicurazione di qualità della ricerca scientifica multidimensionali all'interno delle quali ricondurre la valutazione della produzione scientifica.
Il coinvolgimento di studenti, dottorandi e altri giovani ricercatori nei progetti di ricerca in alcuni casi è oneroso (attività di laboratorio, ricerche sul campo ecc.) e quindi sono scoraggiate forme di trasferimento dell'attività di ricerca nella didattica e di costruzione di equipes autonome.
Strutture per la ricerca: per i ricercatori (e in generale per i più giovani) è particolarmente sentito il problema delle strutture per la ricerca nei confronti delle quali hanno meno possibilità di governo (laboratori, biblioteche, supporto amministrativo e tecnico).
Comunicazione: devono essere attuate azioni per migliorare la comunicazione interna ed esterna dei risultati della ricerca in particolare dei ricercatori. È necessaria una strategia di pubblicizzazione dei buoni risultati e delle buone pratiche per migliorare l’immagine che l’opinione pubblica ha dei ricercatori e del sistema universitario.
DIGNITA’ DEL RUOLO
Pari opportunità e valorizzazione delle persone: è necessario riaffermare la dignità del ruolo del ricercatore con chiarezza e trasparenza rispetto ai diritti e doveri.
Non è infatti infrequente che la struttura gerarchica della gestione accademica crei condizioni di subordinazione, dipendenza, limitazioni dell'autonomia dei ricercatori.
Centrale rimane il problema di una impostazione corretta di rapporti e relazioni accademiche improntate al massimo rispetto di funzioni e ruoli e di suddivisione di responsabilità.
E’ necessario portare avanti una riflessione collettiva e critica sulle relazioni di potere e la possibilità per l'istituzione di integrare e connettere al meglio le competenze di ciascuno in un'ottica di pari opportunità e di valorizzazione delle persone.
PARTECIPAZIONE AGLI ORGANI
Elettorato attivo e partecipazione agli organi: la dignità e indipendenza del ruolo non può prescindere dal riconoscimento dell'elettorato attivo e passivo e dalla pari dignità nella rappresentanza.
Si riafferma quindi che venga approvata al più presto, come già proposto dal candidato Rettore Roberto Grandi:
- l’estensione dell’elettorato attivo per l’elezione del Rettore a tutti i ricercatori non-confermati;
- la partecipazione di tutti i ricercatori (confermati e non) nei Consigli di Facoltà e l’elettorato attivo per l’elezione del Preside;
- la partecipazione significativa dei rappresentanti dei ricercatori (confermati e non) negli organi decisionali che usciranno dalla riforma della governance d’Ateneo.
È poi necessario individuare strutture o organi di progettazione politico-tecnica della vita di Ateneo in cui possano essere valorizzate le competenze e la autorevolezza dei singoli indipendentemente dal ruolo e dove può essere significativo l'apporto dei ricercatori.
INTERNAZIONALIZZAZIONE
L'Università di Bologna nello scenario nazionale è tra quelle che più hanno investito sulla dimensione internazionale attraverso un complesso di azioni che interessano la ricerca e la didattica.
Mobilità dei ricercatori: pensando in particolare alla mobilità dei ricercatori vi sono alcuni aspetti significativi:
- vanno ulteriormente sostenuti e incentivati i periodi all'estero e la costruzione di reti anche attraverso la possibilità di ospitare colleghi dall'estero;
- le esperienze internazionali dovrebbero essere uno degli elementi di cui tenere conto nelle procedure di reclutamento e promozione;
- l'Ateneo dovrebbe sostenere tutte le forme di networking internazionale dei ricercatori;
- in un sistema che intende rendere più mobile e internazionale il proprio corpo docente (e amministrativo) è necessario non solo prevedere forme di reclutamento internazionale ma anche favorire la mobilità e le opportunità di carriera esterna del proprio staff; vanno create situazioni di rete che rendano più semplice e vantaggiosa la scelta di progredire nella carriera presso un altro ateneo estero (anche dal punto di vista amministrativo per quanto di competenza degli atenei);
- se la definizione di un profilo chiaro a livello internazionale comporta la definizione di settori prioritari di qualificazione, tali settori devono essere individuati in modo condiviso e trasparente. I ricercatori devono essere coinvolti profondamente in questo processo perchè ha una influenza specifica sul futuro e le possibilità di carriera. È bene che eventuali forme di razionalizzazione siano attuate in modo condiviso e di rete con altri Atenei in modo da conservare o costruire spazi di investimento e collaborazione alternativi.
- una reale dimensione internazionale non si può attuare senza una specifica attenzione alle tematiche del dialogo interculturale, alla valorizzazione delle diversità, all'attenzione per le diverse forme di produzione e scambio intellettuale e scientifico.
[1] Le situazioni in Ateneo sono molto diversificate tra facoltà e all'interno delle facoltà stesse.
Ci sono ricercatori che sono impegnati molto intensamente nella didattica con responsabilità di insegnamento e all'opposto ricercatori che pur disponibili non hanno (o in alcuni casi non hanno possibilità di ricevere) responsabilità didattiche (31% in Ateneo) spesso a causa di uno squilibrio in alcuni settori scientifico disciplinari. Per esempio, vi sono casi di 3 professori di ruolo e magari un solo ricercatore. A fronte di questa situazione sembra opportuno non adottare soluzioni semplificatrici ma piuttosto agire per creare le condizioni migliori in ciascun contesto
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Ricercatori 

- la possibilità di costruire gruppi di ricerca autonomi: sappiamo quanto su questo si investa in altri Paesi e anche da parte della Commissione UE. L'università di Bologna ci ha provato con i progetti startegici, a livello nazionale si è fatto un tentativo con una sorta di 'riserva' nei PRIN per i giovani ricercatori e con i progetti FIRB aperti al coordinamento dei non strutturati. Si tratta però di progetti che hanno due limiti: il limite di età e il fatto di essere progetti molto competitivi (o come quelli nazionali con pochi finanziamenti). Nella nostra discussione abbiamo proposto (e Roberto Grandi ha accettato di fare propria questa proposta), che l'Ateneo si faccia almeno carico di sostenere in qualche forma progetti nazionali e internazionali che abbiano avuto una valutazione positiva. Secondo me questo è un punto centrale. Se gli Atenei non hanno fondi sufficienti per consentire a tutti coloro che si sentono di farlo di creare dei nuovi gruppi di ricerca, che almeno incentivino lo sforzo di progettazione e la ricerca di fondi all'esterno (se non si fosse in grado di sostenere i progetti più costosi almeno si pensi a forme di riconoscimento economico che possano sostenere la motivazione e il miglioramento dei progetti). Possiamo però provare a pensare a come aiutare anche con altre forme questo aspetto importantissimo che è la creazione di gruppi di ricerca, il collegamento con altri ricercatori e l'apertura di nuove opportunità per i più giovani e per collaboratori esterni. In questo senso come sottolinea Paola anche i fondi di mobilità e le infrastrutture e gli strumenti sono indispensabili e spesso meno accessibili ai ricercatori.
- i problemi che vanno oltre le politiche di Ateneo: non so quanto un rettore o la CRUI possano incidere sullo status giuridico dei docenti ma è vero che ci sono politiche di Ateneo che possono guardare oltre lo scenario normativo nazionale e attuale. Da questo punto di vista mi sono sembrati molto interessanti alcuni dei documenti presentati nella sezione 'scenario'>ricerca>persone . Credo infatti che la possibilità di incidere sulle politiche nazionali del futuro rettore anche in seno alla CRUI sia proporzionata alla capacità di una analisi attenta (e critica) del dibattito che si sta sviluppando a livello europeo e internazionale (soprattutto ad esempio in materia di previdenza sociale). In questi caso mi sentirei di chiedere al candidato rettore più un atteggiamento di metodo di approccio scientifico e documentato ai problemi che riguardano le carriere dei ricercatori (inteso in senso molto ampio) e il loro status con l'obiettivo di superare in modo efficace le contraddizioni evidenti che creano oggettive situazioni di iniquità piuttosto che degli impegni specifici che rischiano di diventare non stringenti in un contesto fluido come è quello attuale.
penso che un Rettore debba interessarsi anche di problemi nazionali o "statali" e non solo del suo giardino. Sarebbe riduttivo pensare che una persona come il candidato Grandi non debba vedere al di là della siepe, proprio lui che va oltre il sistema localistico.
Rispondo a Gremigni: conosco persone che vanno a congressi all'estero pagando 500 euro a notte per l'albergo; chiedo: ne discende una ricerca migliore secondo te? Secondo loro sì!
mi permetterai di risponderti dicendo che quelle contenute nel documento non sono questioni di lana caprina.
E' anche vero che il problema da te sollevato è reale e non di poco conto, anzi! Però non dipende da scelte politiche di Ateneo, ma da una legge dello Stato.
Vista l'occasione, e te lo dico anche perchè sono tra coloro che hanno partecipato alla discussione dalla quale è scaturito il documento, ci siamo concentrati su quegli aspetti che riteniamo importanti ai fini del dibattito elettorale.
Cari saluti
M.B.
In sintesi: il nostro non è un lavoro. Non ha quasi nessuno dei parametri del lavoro che hanno gli altri. Sia i professionisti sia i dipendenti sia i dirigenti sia i commercianti o gli imprenditori.
Nel complesso, per mia esperienza, una categoria colta, sensibile, di grande levatura intellettuale ma spesso immatura, in cui una parte importante del personale non è mai uscito dall'università da quando aveva 18 anni (a volte neppure dal suo Dipartimento!), non ha mai veramente incontrato il mondo del lavoro, non sa nulla di cosa ci sia fuori dall'università.
Io credo che la maturità dei docenti universitari italiani sarà raggiunta se e quando chiederanno con serietà di essere considerati come gli altri lavoratori, sia pure nella loro specificità. Magari con un cartellino da timbrare, con verifiche di rendimento, ma anche con valutazioni della produttività didattica e scientifica e compensi adeguati ad essa, con strutture organizzative efficienti, insomma con il carico di responsabilità che è giusto assumersi. La divisione in ridcercatori associati e ordinari è grottesca, priva di senso organizzativo ed estremamente costosa. Pensiamo solo a quanto ore-uomo dedichiamo al social engineering (usando un eufemismo) allo scopo per avere o vincere un concorso. Sono migliaia e migliaia di ore, spesso passate a fare favori, a partecipare a convegni solo per esserci, a sobbarcarci lavori al posto di altri, in un sistema medievale fuori dal mondo.
Siamo ancora qui a interrogarci se dobbiamo avere il coraggio di chiedere che sia riconosciuto che il lavoro che facciamo è identico a quello che fanno alcuni dei nostri colleghi superiori di grado e di salario. In qualsiasi altra organizzazione questa richiesta sarebbe priva di senso.
Prutroppo con credo che un candidato rettore possa caricarsi di simili istanze, mi pare irrealistico. Ma le cose stanno così.
intanto vi ringrazio per il lavoro che avete fatto stilando questa piattaforma, che sottoscrivo decisamente.
credo si tratti di un documento molto equilibrato che ben sintetizza la condizione "diffusa" del nostro ruolo, incentiva una importante riflessione in chiave etica/civica (senza la quale difficilmente l'università italiana potrà progredire positivamente) e mette a nudo (sia pure senza puntare troppo il dito) le (ir)responsibilità della "casta".
cordialmente
fm