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L’ALMA MATER: L’UNIVERSITA' DEI RICERCATORI

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Il Programma Rettorale 2009-2013: Priorità Programmatiche


 

1. E’ necessario riaffermare la dignità del ruolo del ricercatore in relazione ai diritti e doveri con chiarezza e trasparenza.

2. La dignità e indipendenza del ruolo non può prescindere dal riconoscimento dell'elettorato attivo e passivo e dalla pari dignità nella rappresentanza.

3. I ricercatori devono fare esperienza sia della attività di ricerca sia dell’attività didattica che sia qualificata, regolamentata, di titolarità e tale da non penalizzare l’attività di ricerca.

4. Una particolare attenzione e garanzia in sede di trattativa con gli Enti esterni va rivolta ai ricercatori dell'area medica che all'attività didattica e di ricerca sommano quella assistenziale.

5. Attuazione della figura del ricercatore a tempo determinato come sostitutiva delle attuali posizioni post dottorali, migliorando le garanzie e prevedendo forme di tenure track per il passaggio a tempo indeterminato.

6
. La programmazione didattica dei prossimi anni non deve essere realizzata caricando un monte ore di lezioni e di didattica diffusa sulle spalle dei ricercatori.

7. La qualità della ricerca portata avanti dai ricercatori dipende anche dai finanziamenti e dalle strutture a disposizione.

8. L’internazionalizzazione dell’Alma Mater comporta lo sviluppo quantitativo e qualitativo della mobilità dei ricercatori.

 

 

IL CARICO DIDATTICO DEI RICERCATORI – LA DIDATTICA DI QUALITA’

(questa parte di testo riprende in maniera quasi integrale il documento elaborato da un gruppo di ricercatori in seguito a un incontro tenuto tra loro e me il 30 marzo. I materiali completi dell’incontro e i commenti di altri ricercatori si trovano alla voce “Ricercatori” nella home page di questo sito)

 

Didattica e ricerca: sono un binomio inscindibile: non c'è buona didattica senza buona ricerca ma anche viceversa. Le due dimensioni debbono avere pari dignità.

E’ quindi necessario che anche i ricercatori possano fare esperienza di entrambe in modo equilibrato e adeguatamente riconosciuto e valutato, in quanto la possibilità di svolgere didattica con responsabilità è una forma di qualificazione significativa perchè sviluppa capacità progettuali autonome e dovrebbe quindi essere una opzione offerta a ogni ricercatore.

L’attività didattica dei ricercatori deve essere una attività didattica di titolarità.

Monte ore: Per questa ragione ciascun ricercatore dovrebbe essere messo nelle condizioni di poter scegliere in modo autonomo quanto tempo dedicare alla didattica, anche se questa attività  non deve superare il monte ore di 60, stabilito anche dal Senato Accademico. Molti di noi ritengono che questo debba essere un limite invalicabile. Le situazioni in Ateneo sono molto diversificate tra Facoltà e all'interno delle Facoltà stesse. Ci sono ricercatori che sono impegnati molto intensamente nella didattica con responsabilità di insegnamento e all'opposto ricercatori che pur disponibili non hanno (o in alcuni casi non hanno possibilità di ricevere) responsabilità didattiche (31% in Ateneo) spesso a causa di uno squilibrio in alcuni settori scientifico disciplinari. Per esempio, vi sono casi di 3 professori di ruolo e magari un solo ricercatore. A fronte di questa situazione sembra opportuno non adottare soluzioni semplificatrici, ma piuttosto agire per creare le condizioni migliori in ciascun contesto. Sappiamo, d'altra parte, che vi sono numerose deroghe a questo tetto. Alcune costituiscono una sorta di "imposizione" nei confronti dei ricercatori che sono costretti ad accettare per un disequilibrio di potere nella struttura.  Questa "costrizione" va contro la dignità del ruolo di ricercatore e non può né deve essere accettata. A queste colleghe e colleghi dobbiamo fornire quelle forme di solidarietà attiva, ricorrendo anche al codice etico, che rompano questa situazione di subordinazione. Vi sono altre situazioni di eccezione accettate da colleghe e colleghi che con generosità si sottopongono a  un impegno molto gravoso per "salvare" Corsi di Studio che altrimenti non raggiungerebbero i requisiti minimi. Si tratta di una scelta sofferta in quanto l'impegno di tempo eccessivo nella didattica, soprattutto all'inizio di carriera, rischia di limitare la produzione scientifica, la partecipazione a progetti, la costruzione di reti attraverso soggiorni all'estero, l'accesso ai fondi di ricerca. Non solo, queste nostre colleghe e questi nostri colleghi rischiano di essere penalizzati nella prova per ottenere l'abilitazione scientifica nazionale, rispetto a colleghe e colleghi che hanno un impegno didattico minore con più tempo a disposizione per la ricerca. Proprio perché ci rendiamo conto della contraddittorietà di questa posizione pensiamo sia giusto sostenere che la norma del tetto delle 60 ore stabilita dal Senato Accademico deve essere ribadita. Riteniamo pragmaticamente altrettanto necessario affermare che una eventuale eccezione deve essere  considerata e trattata come tale. Il che significa, in primo luogo: che deve essere accettata liberamente dal ricercatore, che deve essere esplicitato e condiviso lo stato di necessità specifico, che deve essere definito l'arco temporale entro il quale la situazione di eccezionalità viene sanata. In caso contrario la prestazione che supera le 60 ore in maniera permanente impedisce di introdurre nella programmazione didattica quel turn over che è in grado di coprire in un arco temporale definito le situazioni critiche.

E' questo un punto delicato che vede sovrapporsi opinioni diverse, frutto anche di diverse esperienze e che necessita di un ulteriore confronto che è aperto in maniera trasparente sul sito.

Carico didattico: per carico didattico si intende il carico didattico diffuso: non solo le responsabilità di insegnamento, ma le varie situazioni possibili (moduli all'interno di insegnamenti, tutorato, didattica integrativa, laboratori, assistenza al lavoro individuale o di gruppo degli studenti: tesi, progetti, seminari, lavoro sul campo, verifiche del profitto; collaborazione agli esami e in generale al lavoro dei docenti di prima e seconda fascia). Deve essere considerato anche il numero di studenti in relazione alle diverse attività svolte.

E’ necessario riuscire a compensare - anche facilitando l'accesso ai fondi di ricerca RFO - il tempo impiegato nelle attività didattiche.

Qualificare l’attività didattica: è necessario attuare forme di qualificazione dell'attività didattica: eventuali valutazioni devono avere lo scopo di incentivare il miglioramento e valorizzare le competenze; devono essere multidimensionali e professionali (non un solo soggetto valutatore, non un unico aspetto valutato). Processi, finalità e obiettivi della valutazione devono essere condivisi, chiari, trasparenti, pubblici.

Reclutamento e promozioni: Considerando che nel sistema di reclutamento e progressione prospettato dall'attuale governo le abilitazioni nazionali si orientano ad essere limitate alla validazione delle competenze scientifiche (mentre starà agli Atenei la definizione degli elementi su cui basare la selezione per il reclutamento e le promozioni) è bene che i criteri interni tengano conto di più variabili tra cui anche quella della didattica.

In ogni caso i ricercatori dovranno essere coinvolti a pieno titolo nella definizione dei diversi criteri, del peso da dare a ciascuno di essi e delle procedure di reclutamento e promozione - con adeguato rispetto per la diversità delle situazioni che si presentano in Ateneo. È auspicabile inoltre che l'Ateneo preveda forme di partecipazione diretta dei ricercatori alle procedure interne di reclutamento e di promozione.

Particolare attenzione deve essere riservata ai Ricercatori dell’Area Medica che all’attività didattica e di ricerca affiancano quella assistenziale la cui tutela passa attraverso una azione costante ed efficace all’interno delle Commissioni Paritetiche Università-Aziende Sanitarie.

 

LA PROGRAMMAZIONE DELL’OFFERTA FORMATIVA DEI PROSSIMI ANNI E I RISCHI CHE CORRONO I RICERCATORI

 

Programmazione dell’offerta didattica: considerato che sono a disposizione tutti i dati sui pensionamenti dei prossimi anni è necessario che si attui al più presto una programmazione formativa dei prossimi 5 anni sostenibile sui 3 cicli della formazione. La sostenibilità della programmazione didattica è tale se prevede una distribuzione equa tra docenti e ricercatori del peso della didattica (non solo quella disciplinare che viene considerata nella programmazione di trenta ore, ma anche tutte le molteplici forme di didattica 'trasversale' che si prevede saranno sempre più articolate e strategiche: es. le verifiche dell'adeguata preparazione iniziale, le forme di sostegno per il recupero dei debiti formativi, nonché il carico didattico per le varie attività di supporto da calcolare anche in relazione al numero di studenti come specificato sopra).

Assegnasti, borsisti, dottorandi: nella programmazione si potranno considerare anche le attività che possano essere svolte da assegnisti, borsisti, dottorandi in quantità limitata e con specifico profilo qualificante. Anche per queste figure è importante, infatti, prevedere opportunità di qualificazione e formazione alla didattica universitaria adeguate a profili, funzioni e ruoli a seconda delle diverse situazioni.

In mancanza di una programmazione di questo tipo le Facoltà rischiano  di trovarsi, ogni anno, in situazioni di emergenza che porterebbero fatalmente a fare pesare sulle spalle dei ricercatori le deficienze di una carente programmazione.

 

I FINANZIAMENTI PER LA RICERCA – LA QUALITA’ DELLA RICERCA

 

Accesso ai fondi: va sostenuta e incentivata la possibilità dei ricercatori di accesso ai fondi prevedendo, in ogni caso, un finanziamento di ingresso di durata triennale con valutazione dei risultati.

I progetti dei ricercatori che sono stati valutati positivamente da organismi nazionali o internazionali senza essere finanziati potrebbero essere sostenuti dall'Ateneo.

I ricercatori devono essere sostenuti nella costruzione di reti nazionali e internazionali. Non bastano fondi per la mobilità in uscita e la partecipazione a convegni, sono necessari anche fondi per sostenere la mobilità in entrata soprattutto per chi lavora con Università e centri di ricerca in Paesi che hanno meno possibilità di finanziare la mobilità dei propri ricercatori (ad esempio migliorare la possibilità per i ricercatori di accesso a specifiche azioni come EMECW).

Processi di valutazione e procedure di assicurazione di qualità: l'attuale sistema di premialità della produzione scientifica non è soddisfacente: è evidente il problema della trasparenza e della valutazione non solo numerica, ma anche della penalizzazione dei ricercatori la cui produzione non è conforme al profilo di un comitato.

È necessario un maggiore e migliore coinvolgimento dei ricercatori nella definizione di procedure di assicurazione di qualità della ricerca scientifica multidimensionali all'interno delle quali  ricondurre  la valutazione della produzione scientifica.

Il coinvolgimento di studenti, dottorandi e altri giovani ricercatori nei progetti di ricerca in alcuni casi è oneroso (attività di laboratorio, ricerche sul campo ecc.) e quindi sono scoraggiate forme di trasferimento dell'attività di ricerca nella didattica e di costruzione di equipes autonome.

Strutture per la ricerca: per i ricercatori (e in generale per i più giovani) è particolarmente sentito il problema delle strutture per la ricerca nei confronti delle quali hanno meno possibilità di governo (laboratori, biblioteche, supporto amministrativo e tecnico).

Comunicazione: devono essere attuate azioni per migliorare la comunicazione interna ed esterna dei risultati della ricerca in particolare dei ricercatori. È necessaria una strategia di pubblicizzazione dei buoni risultati e delle buone pratiche per migliorare l’immagine che l’opinione pubblica ha dei ricercatori e del sistema universitario.

  

DIGNITA’ DEL RUOLO

 

Pari opportunità e valorizzazione delle persone: è necessario riaffermare la dignità del ruolo del ricercatore con chiarezza e trasparenza rispetto ai diritti e doveri.

Non è infatti infrequente che la struttura gerarchica della gestione accademica crei condizioni di subordinazione, dipendenza, limitazioni dell'autonomia dei ricercatori.

Centrale rimane il problema di una impostazione corretta di rapporti e relazioni accademiche improntate al massimo rispetto di funzioni e ruoli e di suddivisione di responsabilità.

E’ necessario portare avanti una riflessione collettiva e critica sulle relazioni di potere e la possibilità per l'istituzione di integrare e connettere al meglio le competenze di ciascuno in un'ottica di pari opportunità e di valorizzazione delle persone.

  

PARTECIPAZIONE AGLI ORGANI

 

Elettorato attivo e partecipazione agli organi: la dignità e indipendenza del ruolo non può prescindere dal riconoscimento dell'elettorato attivo e passivo e dalla pari dignità nella rappresentanza.

Mi impegno alla approvazione entro l’estate 2010 della:

 

- estensione dell’elettorato attivo per l’elezione del Rettore a tutti i ricercatori non-confermati;

 

- partecipazione di tutti i ricercatori (confermati e non) nei Consigli di Facoltà e l’elettorato attivo per l’elezione del Preside;

 

- partecipazione significativa dei rappresentanti dei ricercatori (confermati e non) negli organi decisionali che usciranno dalla riforma della governance d’Ateneo.

 

È poi necessario individuare strutture o organi di progettazione politico-tecnica della vita di Ateneo in cui possano essere valorizzate le competenze e la autorevolezza dei singoli indipendentemente dal ruolo e dove può essere significativo l'apporto dei ricercatori.

 

 INTERNAZIONALIZZAZIONE

 

L'Università di Bologna nello scenario nazionale è tra quelle che più hanno investito sulla dimensione internazionale attraverso un complesso di azioni che interessano la ricerca e la didattica.

Mobilità dei ricercatori: pensando in particolare alla mobilità dei ricercatori vi sono alcuni aspetti significativi:

- vanno ulteriormente sostenuti e incentivati i periodi all'estero e la costruzione di reti anche attraverso la possibilità di ospitare colleghi dall'estero;

- le esperienze internazionali dovrebbero essere uno degli elementi di cui tenere conto nelle procedure di reclutamento e promozione;

- l'Ateneo dovrebbe sostenere tutte le forme di networking internazionale dei ricercatori;

- in un sistema che intende rendere più mobile e internazionale il proprio corpo docente (e amministrativo) è necessario non solo prevedere forme di reclutamento internazionale ma anche favorire la mobilità e le opportunità di carriera esterna del proprio staff; vanno create situazioni di rete che rendano più semplice e vantaggiosa la scelta di progredire nella carriera presso un altro Ateneo estero (anche dal punto di vista amministrativo per quanto di competenza degli Atenei);

- se la definizione di un profilo chiaro a livello internazionale comporta la definizione di settori prioritari di qualificazione, tali settori devono essere individuati in modo condiviso e trasparente. I ricercatori devono essere coinvolti profondamente in questo processo perchè ha una influenza specifica sul futuro e le possibilità di carriera. È bene che eventuali forme di razionalizzazione siano attuate in modo condiviso e di rete con altri Atenei per conservare o costruire spazi di investimento e collaborazione alternativi.

- una reale  dimensione internazionale non si può attuare senza una specifica attenzione alle tematiche del dialogo interculturale, alla valorizzazione delle diversità, all'attenzione per le diverse forme di produzione e scambio intellettuale e scientifico.


 

Il Programma Rettorale 2009-2013: Iniziative e Strumenti

1 E’ necessario porre in atto -nel contesto dei processi di valorizzazione delle persone e delle pari opportunità- tutte quelle misure che garantiscano la riaffermazione, nella quotidianità dell’attività di ricerca e di didattica, della dignità del ruolo del ricercatore con chiarezza e trasparenza rispetto ai diritti e doveri.

 

2 Mi impegno affinché entro l’estate 2010 venga approvata: 

 

- l’estensione dell’elettorato attivo per l’elezione del Rettore a tutti i ricercatori non-confermati;

- la partecipazione di tutti i ricercatori (confermati e non) nei Consigli di Facoltà e l’elettorato attivo per l’elezione del Preside; 

-  la partecipazione significativa dei rappresentanti dei ricercatori (confermati e non) negli organi decisionali che usciranno dalla riforma della governance d’Ateneo.

 

3 E’ necessario che i ricercatori facciano esperienze sia dell’attività di ricerca sia dell’attività didattica il cui carico deve tenere conto dell’attività didattica diffusa che comprende varie situazioni possibili (moduli all'interno di insegnamenti, tutorato, didattica integrativa, laboratori, assistenza al lavoro individuale o di gruppo degli studenti: tesi, progetti, seminari, lavoro sul campo, verifiche del profitto; collaborazione agli esami e in generale al lavoro dei docenti di prima e seconda fascia) e anche il numero di studenti in relazione alle diverse attività svolte. L’attività didattica frontale deve essere di titolarità e non deve superare il tetto delle 60 ore stabilito anche dal Senato Accademico. Nel caso siano fatte eccezioni (che tali devono essere considerate) per la necessità di coprire corsi di insegnamento singoli indispensabili per salvaguardare Corsi di Studio particolari, queste eccezioni devono: essere accettate liberamente dal ricercatore, deve essere esplicitato e condiviso lo stato di necessità specifico, deve essere definito l'arco temporale entro il quale la situazione di eccezionalità viene sanata. In caso contrario la prestazione che supera le 60 ore in maniera permanente impedisce di introdurre nella programmazione didattica quel turn over che è in grado di coprire in un arco temporale definito le situazioni critiche.

 

4 Il tempo impiegato nelle attività didattiche deve essere compensato, se possibile anche facilitando l’accesso ai fondi di ricerca RFO.

 

5. In relazioni ai processi di valutazione i ricercatori devono partecipare alla definizione delle finalità e obiettivi.

 

6. Considerate le nuove modalità di reclutamento e progressione di carriera basate sulla abilitazione nazionale è necessario che nella definizione degli elementi che orientano le chiamate dell’Alma Mater si pongano criteri che fanno riferimento alla attività didattica e alle esperienze internazionali.

 

7. Come Rettore per rilanciare l’Ateneo garantirò che tutti i ricercatori possano disporre del tempo necessario per espletare il compito istituzionale di ricerca. A tale proposito, tra le diverse discipline particolarmente penalizzate nella loro attività di ricerca ci sono alcuni settori che soffrono perché oberati da numerose ore dedicate all’attività di didattica e nell’area medica anche dalla pesante componente assistenziale. Per questi ultimi mi impegnerò come Rettore  in sede di trattativa con gli Enti esterni affinché in sede di Convenzioni e Protocolli d’intesa possa essere fornita al Ricercatore Medico, che ne fa richiesta, di compattare il debito orario da destinarsi all’attività di ricerca, alternando periodi di attività assistenziale a tempo pieno a periodi di sola attività di ricerca.

 

8. Come ricordato in più parti di questo programma è necessario che la programmazione formativa dei prossimi 5 anni sia realizzata in maniera tale che si dimostri sostenibile sui 3 cicli della formazione. La sostenibilità della programmazione didattica è tale se prevede una distribuzione equa tra docenti e ricercatori del peso della didattica. Il monte ora da attribuire ai ricercatori nella programmazione didattica non deve superare le 60 ore.

 

9. Nella politica di sostegno ai ricercatori per accedere ai fondi deve essere previsto un finanziamento di ingresso di durata triennale con valutazione dei risultati e la possibilità di un sostegno dell’Ateneo dei progetti dei ricercatori che sono stati valutati positivamente da organismi nazionali o internazionali senza essere finanziati.

 

10 Devono essere incrementati i fondi per la mobilità nell’ambito di un rafforzamento della politica di internazionalizzazione dell’Alma Mater. Una reale dimensione internazionale non può non attuarsi senza una specifica attenzione alle tematiche del dialogo interculturale, alla valorizzazione delle diversità, all'attenzione per le diverse forme di produzione e scambio intellettuale e scientifico.

 

11 E’ necessario garantire ai ricercatori la disponibilità di strutture adeguate per la ricerca e realizzare interventi di carattere comunicativo, sia interni sia esterni, per valorizzare e pubblicizzare i risultati ottenuti dai ricercatori.

 

12 Si deve investire sulla figura del ricercatore a tempo determinato -di 3 più 3 anni- come sostitutiva delle attuali posizioni post dottorali, migliorando le garanzie e prevedendo forme di tenure track per il passaggio a tempo indeterminato.

13 Considerata la nuova norma sul reclutamento e sulla progressione di carriera che impone di programmare budget distinti per queste due modalità dobbiamo definire come porre in atto meccanismi tecnici che rendano possibile velocizzare il passaggio dei ricercatori ad associati.

 

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