Il Programma Rettorale 2009-2013: Priorità Programmatiche
1. Richiedere al Ministero la revisione dei dottorati di ricerca in funzione di un avvicinamento degli standard richiesti per l’attivazione e l’accreditamento delle relative scuole a quelli europei.
2. Incrementare la qualità, mobilità e attrattività dei nostri dottorati di ricerca.
3. Implementare l’attività di valutazione della ricerca da parte dell’Osservatorio, anche pianificando processi allargati di peer review.
4. Liberare il tempo di noi docenti da pratiche inutili per permetterci di concentrarci sulla ricerca e la didattica.
5. Promuovere politiche di sostegno dei giovani ricercatori e della loro produttività.
6. Riflettere su compiti, funzioni, modalità di intervento e obiettivi del Sistema di Ricerca d’Ateneo.
7. Attivare una politica di accorpamento dei Dipartimenti adeguandoli alle nuove caratteristiche della ricerca scientifica internazionale in attesa che il Ministero deliberi in relazione alla riorganizzazione di una struttura interna degli Atenei che attribuisca a strutture organizzative di base (nel documento Miur, i Dipartimenti) la responsabilità della didattica e della ricerca.
8. Il Sistema Bibliotecario di Ateneo che promuove lo sviluppo delle strutture e dei servizi a supporto delle attività didattiche e di ricerca deve tenere conto che per alcune aree disciplinari le biblioteche hanno la funzione di veri e propri laboratori.
9. Facilitare e incrementare l’internazionalizzazione della ricerca.
10. Porre in atto iniziative per facilitare l’attività di ricerca in relazione alle dotazioni delle strutture, la gestione amministrativa, la capacità di attrarre fondi.
Nel 2000 la Commissione Europea ha creato ERA (European Research Area) con l’obiettivo di costruire un’area unificata che attraversi tutta l’Europa allo scopo di agevolare l’attività dei ricercatori europei per attirare i migliori talenti e stimolare le imprese ad investire di più nella ricerca europea. Ad oggi possiamo sostenere che la creazione di ERA ha rappresentato un passo rilevante nella Strategia di Lisbona, anche se gli Atenei europei membri della LERU (League of European Research Universities) sono preoccupati di una eccessiva centralizzazione di autorità a livello politico ed enfatizzano la necessità di una migliore articolazione tra le iniziative a livello europeo, nazionale, regionale.
All’interno della voce “Scenario” (sottovoce Ricerca) è presente una raccolta molto articolata di documenti su questo tema che fa da sfondo a ciò che viene qui proposto.
Per quanto riguarda la relazione tra ricerca e formazione è dal 2003 che in Europa si sottolinea sempre di più l'importanza della ricerca “come parte integrante dell'istruzione superiore” e "l'esigenza di promuovere legami più stretti tra lo Spazio Europeo dell'Istruzione Superiore e lo Spazio Europeo della Ricerca in un'Europa della conoscenza". Vi è dunque una consapevolezza diffusa che il nesso tradizionale tra didattica e ricerca debba essere preservato e rinnovato anche nelle nuove forme diversificate che assume il mondo della formazione superiore. Nell'ambito di tale diversificazione il termine "Università" di per se stesso continua a denotare in Europa un forte legame tra ricerca e didattica, per la presenza della possibilità di condurre ricerche orientate semplicemente all'avanzamento della conoscenza, per la presenza di accademici responsabili allo stesso tempo per la ricerca e per l'insegnamento e per la presenza di programmi di formazione alla ricerca. Le cosiddette teaching university si condannano a perdere qualsiasi legame con lo sviluppo scientifico e a riprodurre una circolazione di saperi prodotti altrove senza riuscire a comprenderne il pieno significato e a riproporli nei contesti sociali nei quali operano.
In una situazione socio-economica generale in cui l'innovazione è centrale, è evidente che la ricerca, e le diverse competenze ad essa collegate, sono un elemento qualificante della formazione a qualsiasi livello.
Questo fatto, in un contesto di cambiamento delle strutture e dei paradigmi della formazione universitaria, come è quello attuale, pone evidentemente delle questioni, quali:
- l’intensità di esposizione alla ricerca nei diversi livelli e nei diversi ambiti disciplinari e interdisciplinari;
- l'importanza dell'acquisizione di competenze collegate alla ricerca nei diversi livelli e la necessaria consultazione con il mondo del lavoro per comprendere il ruolo della ricerca nei vari contesti professionali in cui si inseriscono i laureati.
L’Alma Mater si muove in un contesto nazionale che si differenzia da quello europeo – come ben sappiamo – per la scarsità di finanziamenti alla ricerca e per una proporzione maggioritaria di ricerca pubblica (principalmente universitaria) rispetto a quella privata. In altre parole siamo un Paese che non crede nella ricerca e, soprattutto, con una imprenditorialità che non vi investe a sufficienza.
E’ in questo scenario che l’Università di Bologna ha deciso di ridisegnare la propria strategia della ricerca basandosi su alcuni strumenti.
In primo luogo la riconfigurazione dell’area amministrativa della Ricerca in un’ottica di sistema. L’attenzione si è concentrata principalmente sull’organizzazione della ricerca in una prospettiva nazionale e internazionale, attraverso sia la creazione di nuove professionalità che, per competenze, sono in grado di porsi tra i ricercatori e le strutture amministrative sia la costituzione di vari servizi di supporto. Questa scelta è stata percepita, da alcuni colleghi, come una scelta di centralizzazione e di eccessiva concentrazione di potere nelle mani dell’amministrazione, da altri, come un tentativo che, di fatto, ha “imbrigliato” i centri alti della ricerca d’Ateneo. Ogni considerazione deve essere tenuta in grande considerazione. Capire le motivazioni di chi ha perplessità o esprime giudizi negativi è un importante esercizio per chi vuole guidare l’Alma Mater.
In secondo luogo i Dipartimenti, attualmente 71, che costituiscono gli organi propulsivi della ricerca. Si tratta di strutture tra loro molto diversificate sia per gli ambiti disciplinari specifici che per il numero di ricercatori che vi afferiscono, i budget che gestiscono, la qualità che esprimono. Le problematiche dei Dipartimenti fanno riferimento sia alle modalità di accorpamento (in quanto 71 è un numero non giustificato) sia alla necessità di dovere rispondere a una domanda di ricerca sempre più interdisciplinare e transdisciplinare che si focalizza meno sulle discipline tradizionali e più sui campi di ricerca. Non solo riduzione del numero, ma ripensamento serio e profondo della loro funzione e del loro funzionamento in un’ottica di research university anche alla luce della futura deliberazione del Ministero in relazione alla riorganizzazione della struttura interna degli Atenei che attribuirà a strutture organizzative di base (nel documento Miur, i Dipartimenti) la responsabilità della didattica e della ricerca.
In terzo luogo le Scuole di Dottorato. I dottorati costituiscono il terzo livello di formazione e, allo stesso tempo, un motore per l’incremento della ricerca. Proprio per la loro rilevanza strategica è necessario verificare se l’interpretazione che ne abbiamo dato risponde alle esigenze per le quali sono state create.
Da ultimo, la valutazione della ricerca che viene gestita dall’Osservatorio della Ricerca e che si esprime attraverso varie attività. L’Osservatorio della Ricerca, istituito dall’Alma Mater nel 1997, è un organo collegiale rappresentativo delle aree scientifico-disciplinari presenti in Ateneo, con il compito di rilevare e analizzare la qualità dell'attività scientifica dell'Ateneo, mettendo a punto ed aggiornando criteri per l’analisi e la valutazione dell’attività scientifica, congrui con quelli utilizzati nei più qualificati ambienti scientifici nazionali ed internazionali. “Rilevante, fra i compiti, anche quello della classificazione di pubblicazioni, articoli e riviste di argomento scientifico.
Dotata di un proprio regolamento, collabora costantemente col Nucleo di Valutazione e, con le sue linee guida, costituisce il riferimento per i lavori dei comitati ex-quota 60%”. Nel sito dell’Alma Mater alla voce Valutazione della Ricerca è possibile approfondire la conoscenza di altri strumenti di valutazione quali l’Anagrafe della ricerca, le iniziative dell’Osservatorio come la Peer Review delle strutture dipartimentali e quelle della Commissione Ricerca come il nuovo modello di valutazione dei prodotti della Ricerca e il documento “Dall’anagrafe al budget RFO-documento esplicativo”.
Grazie anche alla presenza di questi strumenti e a una nuova configurazione del sistema di ricerca d’ateneo l’Alma Mater si è aggiudicata in un anno e mezzo circa 16,5 milioni di euro di finanziamenti dell’Unione europea nell’ambito del VII Programma Quadro. Si tratta di un risultato importante non tanto perché ci pone temporaneamente al vertice della classifica nazionale, quanto perché dimostra come in campi tra loro molto diversi vari colleghi, coadiuvati dalle strutture dell’Amministrazione, abbiano ottenuto finanziamenti per realizzare ricerche da loro coordinate.
Il Programma Rettorale 2009-2013: Iniziative e Strumenti
1 La formazione di livello dottorale, individuata come terzo ciclo nel Processo di Bologna, è quella che maggiormente richiede la presenza di ricercatori qualificati, di progetti di ricerca innovativi, di un investimento sulla ricerca come elemento di strategia istituzionale. Allo stesso tempo è uno snodo cruciale nel processo di convergenza, nella cooperazione tra istituzioni e nella attrattività dell'European Higher Education Area. Per raggiungere un innalzamento degli standard richiesti per l’attuazione dei dottorati e l’accreditamento delle relative scuole, si possono incentivare i dottorati internazionali e quelli interateneo.
2 Il dottorato è un bene prezioso che dobbiamo mantenere e sviluppare con grande attenzione. Attualmente non soltanto l’età dei nostri dottorandi è piuttosto elevata, ma anche la loro provenienza dall’estero è estremamente bassa, mentre alta è la percentuale di coloro che provengono dal nostro Ateneo.
3 Per modificare questa situazione è necessario attivare una politica di reclutamento che renda il nostro dottorato appetibile rispetto a quello offerto dagli altri Atenei europei. Ciò comporta che:
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le Scuole di Dottorato, in accordo con l’Ateneo, attuino delle iniziative di razionalizzazione dell’offerta (ridefinendo le tematiche e aumentando la massa critica) e di internazionalizzazione con meccanismi di selezione flessibili, agendo sui contenuti, sui servizi offerti, sull’utilizzo di lingue diverse dall’italiano, sulla relazione con altri atenei. Il tutto all’interno di un processo di verifica dell’efficacia delle struttura organizzativa che abbiamo attribuito alle nostre scuole di dottorato.
4 Dobbiamo farci promotori a livello nazionale, e direttamente a livello regionale, di una conoscenza allargata a tutte le istituzioni più rappresentative del significato del titolo di dottore di ricerca e dei suoi contenuti in relazione all’ambito di interesse della singola istituzione o impresa che ne potrebbe così beneficiare. Se non comunichiamo noi la funzione che il dottorato può avere per la società chi ci aspettiamo che lo faccia? Come possiamo pensare che la società possa assumere i nostri dottori di ricerca se ignora ciò che le nostre Scuole di dottorato propongono? Questa attivazione di percorsi orizzontali di uscita è anche una risposta onesta alle aspettative dei dottori di ricerca che non possono esaurirsi unicamente nell’attesa della possibilità di intraprendere la carriera universitaria con conseguenti elevati livelli di frustrazione.
5 Come avviene in alcune Università europee forniremo ai dottorandi brevi moduli formativi in grado di incrementare le competenze di base che permetteranno loro di raggiungere risultati migliori nel rapporto con il mondo del lavoro
6 Ripensamento della struttura e delle figure del post dottorato con l’obiettivo di una loro razionalizzazione e maggiore qualità
7 Incremento delle misure (attraverso un progetto specifico da definire) che siano di sostegno alla produttività dei “giovani ricercatori” sia potenziando i canali finanziari ad essi dedicati (anche attraverso un finanziamento in ingresso) e la disponibilità di strutture adeguate, sia monitorando con rigore l’attività didattica che svolgono, incentivando un utilizzo o in corsi di studio specialisti o in corsi di studio con un numero contenuto di studenti per un vantaggio sia dei giovani ricercatori sia degli studenti.
8 Ciascuno di noi ha dovuto imparare da solo, o seguendo gli insegnamenti di un “maestro”, come portare avanti una lezione di un paio di ore, trasmettendo certi contenuti, senza annoiare gli studenti e ottenendo un passaggio attivo e critico di conoscenze. Così come ci siamo “arrangiati” nella redazione di materiali per occasioni scientificamente rilevanti a livello nazionale o internazionale. Penso che si debbano organizzare dei brevi moduli formativi che trasmettano ai nostri giovani ricercatori capacità e competenze su come organizzare un intervento pubblico, come parlare in pubblico e così via.
9 La ricerca ha bisogno di tempo. Quindi, come già affermato in precedenza, dobbiamo essere liberati dal tempo che oggi dedichiamo a pratiche amministrative ripetitive e a inutili riunioni in cui la nostra presenza è solo di spettatori utili per “raggiungere il numero legale”. Non solo. La distinzione tra il tempo dedicato alle lezioni frontali e quello alla ricerca deve essere flessibile in funzione, come già detto, delle nostre esigenze e di quelle delle strutture di ricerca e di didattica di riferimento. L’unità di riferimento in relazione ai doveri accademici deve, con gradualità, spostarsi dal singolo docente alla struttura: ciò che rimane costante è l’output di attività didattiche e di ricerca da realizzare, sul come bilanciarle tra i singoli deve essere lasciata autonomia a ciascuna struttura. Il processo di valutazione verificherà successivamente il risultato qualitativo di questa auto organizzazione interna.
10 Partendo dai risultati fino ad ora ottenuti e tenendo conto dei diversi pareri fino ad oggi espressi analizzare il funzionamento del Sistema di Ricerca d’Ateneo – che sarà politicamente gestito da un Pro Rettore con una delega specifica, insieme a un Comitato di Ricerca rappresentativo delle diverse aree disciplinari - per individuare gli aspetti positivi e quelli problematici o negativi, accentuando i primi e correggendo i secondi.
11 Avvio di un necessario processo di razionalizzazione e ripensamento degli attuali 71 Dipartimenti. Dopo un approfondimento da parte, in primo luogo, dei direttori dei Dipartimenti si dovranno attuare con decisione politiche di aggregazione che dovranno anche costituire l’occasione per un ripensamento profondo della loro adeguatezza ad una domanda internazionale di ricerca sempre più interdisciplinare, transdisciplinare e focalizzata più su campi di ricerca che in funzione delle separazioni delle discipline scientifiche tradizionali. Questa opera di razionalizzazione e ripensamento è ancora più urgente alla luce della futura deliberazione del Ministero in relazione alla riorganizzazione della struttura interna degli Atenei in cui verrà attribuita a strutture organizzative di base (nel documento Miur, i Dipartimenti) la responsabilità della didattica e della ricerca.
12 Proseguimento della attività dell’Osservatorio della Ricerca e pianificazione delle attività di valutazione attraverso peer review. In connessione con il Nucleo di Valutazione d’Ateneo, l’Osservatorio dovrebbe avere la responsabilità di progettare la valutazione della ricerca di Ateneo.
13 Si dovranno anche affinare i meccanismi premianti delle attività di ricerca.
14 Incremento dei processi di internazionalizzazione della ricerca, anche attraverso l’adesione a network internazionali e, considerata la necessità di presentare domande a livello nazionale e internazionale su progetti sempre più complessi sia dal punto di vista scientifico sia dal punto di vista gestionale e di rendicontazione, sviluppo di azioni di supporto a favore del corpo accademico e del personale tecnico e amministrativo per sostenere la presentazione, la gestione e la rendicontazione dei progetti.
15 Incremento delle dotazioni comuni strumentali all’attività di ricerca nell’ambito di una implementazione del Sistema di Supporto alla Ricerca, tenendo conto delle esigenze diverse delle varie aree disciplinari del nostro Ateneo.
16 Il Servizio Bibliotecario d’Ateneo deve “provvedere alla razionalizzazione delle strutture e dei servizi a supporto delle attività didattiche e di ricerca in relazione alle caratteristiche delle aree di riferimento le cui funzioni fanno riferimento alla didattica e alla ricerca”. Queste iniziative devono tenere conto non solo della centralità delle biblioteche nelle attività di ricerca, con priorità diverse in funzione dei diversi ambiti disciplinari, ma anche della rilevanza che nell’attività dei docenti e degli studenti ricoprono le riviste scientifiche.
16 L’Alma Mater è dotata di un elevato numero di Musei che fanno parte del Sistema Museale di Ateneo: 1) Archivio Storico (Amministrazione Centrale); 2) Musei di Palazzo Poggi (Rettorato); 3) Specola e Museo di Astronomia (Dip. di Astronomia); 4) Archivio di Astronomia (Dip. di Astronomia); 5) Museo di Anatomia Comparata (Dip. di Biologia Evoluzionistica Sperimentale); 6) Museo di Antropologia (Dip. di Biologia Evoluzionistica Sperimentale); 7) Museo di Zoologia (Dip. di Biologia Evoluzionistica Sperimentale); 8) Orto Botanico (Dip. di Biologia Evoluzionistica Sperimentale); 9) Erbario e Museo Botanico (Dip. di Biologia Evoluzionistica Sperimentale); 10) Museo di Fisica (Dip. di Fisica); 11) Museo di Geologia e Paleontologia (Dip. di Scienze della Terra e Geologico Ambientali); 12) Museo di Mineralogia (Dip. di Scienze della Terra e Geologico Ambientali); 13) Museo di Anatomia Umana (U.C.I. Scienze Anatomiche, Umane e Fisiopatologia dell’Apparato locomotore); 14) Museo di Anatomia. e Istologia Patologica (Dip. Clinico Scienze Radiologiche e Istocitopatologiche); 15) Museo di Anatomia Animali Domestici (Dip. di Morfofisiologia Veterinaria e Produzioni animali); 16) Museo di Patologia Generale e Anatomia Patologica Veterinaria (Dip. di Sanità Pubblica Veterinaria e Patologia animale); 17) Raccolta di Strumenti Chirurgici Veterinari (Dip. Clinico Veterinario).
Il Sistema Museale d'Ateneo (SMA) dell'Università di Bologna per statuto “sostiene e promuove le strutture museali ed archivistiche nello svolgimento dei loro compiti istituzionali di ricerca scientifica, di promozione della cultura, di conservazione, restauro, catalogazione ed ostensione di reperti, documenti e cimeli, di incremento delle collezioni, di attività espositiva, di sostegno all'attività didattica dell'Università e delle scuole di ogni ordine e grado. Obiettivo del SMA è la progressiva integrazione del complesso dei Musei ed Archivi universitari, allo scopo di ottimizzare l'uso delle risorse, nonché di costruire un itinerario ideale che colleghi lungo un'unica traccia le multiformi espressioni della memoria storica e della ricerca in atto”.
La realtà e la storia dei singoli Musei è molto differente, soprattutto in relazione alla attività di ricerca scientifica degli studenti e dei docenti, alla integrazione dei Musei nell’attività dei Dipartimenti di riferimento e alla presenza di un pubblico di visitatori. In alcuni casi i Musei costituiscono parte integrante dell’attività di ricerca del Dipartimento, in altre questo legame è molto più tenue. In alcuni casi il pubblico che visita il museo è molto numeroso, in altri casi non è prevista, di fatto o di norma, alcuna apertura organizzata al pubblico.
Proprio per le differenti caratteristiche di questi Musei è necessario ripensare alla struttura organizzativa, alle funzioni, agli obiettivi e ai finanziamenti del Sistema Museale d’Ateneo. E’, inoltre, necessario verificare le possibilità di collegare e rafforzare il sistema dei musei universitari con il sistema museale della città di Bologna e con il costituendo Museo della Città.
Dobbiamo ripensare alle strategie dell’Alma Mater avendo in mente sia il rispetto della natura diversa di ciascuno dei nostri Musei sia la necessità di reperire finanziamenti adeguati alle loro esigenze nei confronti del pubblico interno all’Ateneo e del pubblico esterno.
17 Aumento delle iniziative in grado di attrarre fondi per la ricerca.
18 Dopo una analisi critica degli strumenti, delle iniziative e dei risultati fino ad oggi raggiunti nel campo della valutazione della ricerca dobbiamo giungere a definire Sistemi di Finanziamento della Ricerca condivisi e flessibili rispetto alle varie tipologie di domande, che tengano conto degli indicatori di produttività per l’attribuzione delle risorse e che sappiano rispettare le differenze e le specificità scientifiche sia delle strutture che dei progetti sottoposti a valutazione.
19 Per agevolare l’attività di ricerca è necessario studiare nuove forme amministrative di semplificazione della gestione dei fondi ed accelerare il passaggio alla contabilità analitica che permetterebbe, fra l’altro, di attribuire a precisi soggetti l’attuale 13% di contabilizzazione incerta rispetto ai soggetti a cui imputarla. In relazione alle necessità della ricerca, l’attuale contabilità finanziaria - che fa riferimento ai bilanci di 120 strutture che mostrano solo le spese della struttura, non le quote parti di altre – ci penalizza nelle quote di overhead che poniamo a carico dei vari progetti che gestiamo. Le informazioni che ci verranno fornite dalla contabilità analitica ci daranno dati disaggregati e puntuali per le rendicontazioni dei progetti di ricerca e della internazionalizzazione in funzione delle modalità definite dall’istituzione finanziatrice con il risultato di overhead maggiori di quelli attuali in quanto includeranno dati oggi non contabilizzati.
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