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L’ALMA MATER: L’UNIVERSITA' POLICENTRICA

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L’obiettivo originario che ha mosso, venti anni fa, la politica di decentramento dell’Università di Bologna, e ribadito dieci anni dopo nell’accordo con il Governo nell’ambito della politica di decentramento dei mega Atenei, è stato il decongestionamento.

Questo processo è stato portato avanti con decisione, nonostante il graduale disimpegno governativo rispetto agli impegni assunti con l’Alma Mater, grazie all’apporto decisivo e convinto degli enti di sostegno, degli enti locali, delle fondazioni della Romagna e dell’Università di Bologna.

Le scelte che sono state fatte in questi venti anni sono state mosse da motivazioni tra loro diverse e sono state attuate con modalità anch’esse diverse: alcune scelte rispondevano alla politica di decongestionamento originaria attraverso la duplicazione di proposte formative simili; altre rispondevano a sollecitazioni proprie del contesto territoriale in un preciso momento, come nel caso delle iniziative figlie della presenza delle imprese Ferruzzi e dell’Eni a Ravenna; altre ancora erano state indotte dalla presenza di condizioni favorevoli per l’attività di ricerca, come per Agraria e Veterinaria a Cesena e Cesenatico; altre erano frutto della possibilità di insediare proposte formative originali che si avvalevano anche delle risorse degli enti di sostegno locali; altre proposte, infine, hanno risposto solo parzialmente alle sollecitazioni che le avevano motivate.

La situazione attuale è, dunque, il risultato di queste diverse circostanze in cui l’Università di Bologna si è confrontata con la molteplicità dei soggetti pro attivi del territorio che, di fatto, con questa forza e questo impulso non sono presenti a Bologna.

Necessariamente il quadro che ne è emerso è un quadro non solo non organico nelle scelte adottate, ma anche nella tipologia di strutture e proposte formative presenti: Facoltà, Corsi di Studio di Facoltà collocate a Bologna, Corsi post laurea, Summer school, Dipartimenti, Sezioni di Dipartimenti con sede a Bologna, Centri interdipartimentali, il Centro Linguistico Interfacoltà Cliro, a sua volta decentrato nelle sedi romagnole, oltre alle strutture del Polo.

La diversa distribuzione della presenza di queste strutture ha contribuito a delineare i contorni specifici di ciascun Polo: da Forlì, dove sono presenti solo Facoltà, a Rimini, dove alla presenza di una sola Facoltà si accompagnano 13 corsi di studio che fanno riferimento a 7 Facoltà.

Dagli incontri avuti in questi mesi è apparso evidente che la diversa composizione delle strutture presenti nelle singole sedi ha conseguenze diverse sulla quotidianità e sulla vita accademica delle colleghe e dei colleghi e sulla governance dei Poli. Nei casi in cui ci sono Facoltà, queste, che sono rappresentate in Senato Accademico, di fatto non necessitano di un Polo politicamente forte e lo preferiscono solo come struttura amministrativa gestionale, in quanto dialogano direttamente con il territorio e con i vertici dell’Ateneo. Quando invece vi sono numerosi corsi di studio che fanno riferimento a Facoltà con sede a Bologna, la funzione politica e programmatica del Polo viene accentuata accanto a quella amministrativa e gestionale. Anche le colleghe e i colleghi che insegnano in Romagna sentono più pesante quest’ultima situazione in quanto devono fare riferimento sia per le necessità della ricerca che per quelle della didattica a Bologna.

Questa diversità ha, in ogni caso, dato luogo a risultati giudicati positivi da tutti gli osservatori (compreso il Comitato Nazionale per la Valutazione del Sistema Universitario): gli studenti hanno risposto in maniera positiva, tanto è vero che gli iscritti ai corsi di studio in Romagna hanno superato il 20% del totale degli iscritti all’Università di Bologna e sono in graduale incremento; la qualità della ricerca portata avanti dai docenti che insegnano in Romagna è stata valutata superiore a quella media dei docenti Unibo e la qualità dell’offerta formativa ha ottenuto valutazioni positive.

Le domande che pone allo sviluppo futuro dell’Alma Mater questa presenza in Romagna, positiva pur con vari punti interrogativi, fanno riferimento a diversi piani:

- Piano della formazione: a quale logica rispondono le singole offerte formative? Sono tutte ugualmente valide dal punto di vista della loro sostenibilità economica, attrattività, placement? E’ necessario ripensarne alcune all’interno di una ri-programmazione dell’offerta formativa del nostro Ateneo imposta, sia a Bologna che in Romagna, anche dalla situazione finanziaria e dalle decisioni prese dal Ministero?

- Piano della ricerca: l’elevata produttività scientifica dei colleghi che insegnano in Romagna viene sviluppata prevalentemente in Romagna? Parzialmente in Romagna? Totalmente a Bologna? Quali implicazioni tutto ciò comporta sulla attuale organizzazione e distribuzione sul territorio dei Dipartimenti?

Piano della governance: che ruolo svolge il Pro Rettore alla Romagna, espressamente previsto dall’attuale statuto d’Ateneo? Delegato del Rettore che contratta con le istituzioni locali, con i Presidenti di Polo e i Presidi? Delegato del Rettore che media tra i diversi interessi in gioco? Componente della Giunta d’Ateneo che deve mediare con gli altri componenti della Giunta in relazioni alle loro deleghe che hanno giurisdizione sullo sviluppo dell’Ateneo in Romagna? Che ruolo svolge il Presidente di Polo e che funzioni porta avanti il Polo? Si passa da funzioni prevalentemente politiche di indirizzo e contrattazione con gli enti del territorio a funzioni eminentemente amministrativo gestionali.

La risposta deve essere data su questi tre diversi piani. E non è una risposta facile perché non abbiamo di fronte una realtà di polo unica e omogenea, ma quattro realtà tra loro diverse. La soluzione che vale per un Polo, può essere disfunzionale per l’altro e viceversa.

E’ ovvio che la scelta policentrica dell’Ateneo dovrà essere uno dei temi che verrà affrontato all’inizio del prossimo mandato, anche perché il Ministero, una volta emesso il Decreto sulla Governance concederà non più di 6/8 mesi per adeguare gli statuti dei singoli Atenei. Il che ci obbliga ad accelerare i lavori per la riforma dello statuto.

Si tratta di una scelta che dovrà coinvolgere l’intero Ateneo, in quanto le sedi in Romagna sono parte integrante dell’Università di Bologna. In particolare, i due momenti che dovranno portare a sintesi il dibattito d’Ateneo sono: la Congiunta d’Ateneo per la riforma dello Statuto e il Comitato dei Partner, che ho proposto in questo Programma e che, con qualche differenza nella composizione, è previsto anche nel documento del Ministero del 24 marzo ’09.

Il Comitato dei Partner è la struttura in cui l’Alma Mater si confronta con tutte le istituzioni (Regione, Enti locali, Enti di sostegno, Fondazioni, Imprese e altri) che la sostengono nei territori in cui è presente per definire assieme una strategia di sviluppo funzionale, a un tempo, al territorio e all’Alma Mater.

Un altro luogo che in qualche maniera può influire sulle decisioni relative allo sviluppo territoriale dell’Alma Mater è la Conferenza Regionale dei Rettori in quanto la logica federale, che è attualmente enfatizzata dal Governo, deve presiedere sia alle decisioni che verranno prese sia alla revisione delle decisioni già prese, in particolare sull’offerta didattica delle varie sedi.

All’interno di un contesto di una certa complessità sia per la diversità dei soggetti partecipanti sia per la non coincidenza dei diversi interessi, propongo un percorso che tenga conto dei seguenti elementi.


 

Il Programma Rettorale 2009-2013: Iniziative e Strumenti


 

1. Le scelte strategiche che riguardano lo sviluppo dell’Alma Mater devono essere assunte tutte (sia che riguardino Bologna sia che facciano riferimento alle sedi poste in Romagna) dagli organi decisionali dell’Ateneo, in maniera tale che, in quanto scelte d’Ateneo, non possano essere poste in discussione da organismi che esprimono interessi parziali. E’ ovvio che si pone il problema delle modalità attraverso le quali vengono assunte le decisioni di Ateneo. Già in altre parti di questo Programma ho dimostrato che l’attuale sistema di governance, incentrato sul Senato Accademico e sul Consiglio di Amministrazione, ha delle grandi difficoltà a prendere decisioni strategiche. Ho anche dimostrato i correttivi che devono essere apportati alla proposta di governance del Ministero per renderla, a un tempo, rappresentativa ed efficace. In ogni caso la cornice delle decisioni che riguardano le sedi della Romagna, così come quelle delle sedi collocate a Bologna, devono essere assunte dall’Ateneo quali proprie decisioni strategiche.

2. Per quanto riguarda il piano dell’offerta formativa è necessario partire dalla risposta alle domande poste in precedenza e che fanno riferimento alla logica delle singole offerte, alla loro sostenibilità accademica e finanziaria e alla collocazione in una logica di federalismo regionale. Queste risposte (che saranno poste anche alle diverse offerte formative della sede di Bologna) che definiranno il progetto formativo, di ricerca e culturale delle singole offerte saranno incrociate con le possibilità del turn over e le necessità di riequilibrio per giungere a definire una programmazione sostenibile dell’offerta formativa dell’Alma Mater dei prossimi cinque anni. E’ possibile individuare una correlazione tra le offerte formative di ogni sede per definire delle vocazioni formative e di ricerca che connotano ogni sede. Si tratta di un processo non immediato perché non è facile individuare a posteriori una logica di coerenza, quando tale logica non ha presieduto alle scelte originarie. In relazione alla sedi collocate in Romagna è possibile concordare con gli Enti di sostegno degli incentivi di cui traggano beneficio i docenti di quelle sedi e che possano comportare anche vantaggi nella progressione di carriera, anche alla luce delle nuove modalità incentrate su di una abilitazione scientifica nazionale e chiamate locali di cui si definiscano in anticipo le risorse destinate alla progressione di carriera.

3. Una volta assunte queste decisioni a livello di Ateneo, il Consiglio di Amministrazione dovrà attribuire alle varie strutture (comprese le sedi dei Poli) le risorse per raggiungere gli obiettivi definiti e concordati tenendo conto, per le sedi collocate in Romagna, della presenza attiva degli Enti di sostegno e delle altre istituzioni locali.

4. Le singole strutture godranno, all’interno di una tale cornice, di una ampia autonomia.

5. Per quanto riguarda la ricerca sono a favore dello sviluppo di una ricerca nelle sedi in Romagna, qualificata e connotata su scelte precise. E’ necessario creare le condizioni affinché gradualmente le risorse investite dagli enti di sostegno e dal territorio nella didattica si spostino alla ricerca. Considerata la proposta ministeriale della creazione di strutture primarie responsabili contemporaneamente della didattica e della ricerca sul modello delle Scuole anglosassoni, si può pensare di sperimentare queste strutture in alcune sedi della Romagna, dove esistono già oggi le condizioni. E’ chiaro che questo cambiamento radicale della organizzazione interna delle Università necessita di un approfondimento che fa riferimento a tutto l’Ateneo e che può in qualche maniera essere funzionale alle scelte da fare in una situazione, come quella della Romagna, di transizione.

6. Per quanto riguarda la governance e le funzioni dei Poli è difficile fare delle ipotesi alla luce delle modificazioni introdotte a livello governativo, è in ogni caso possibile sostenere che i Poli godranno di ampia autonomia, all’interno delle scelte strategiche di Ateneo, e che la loro funzione più politica di indirizzo o più amministrativo-gestionale sarà determinata pragmaticamente dalle condizioni specifiche di ciascun Polo.

 

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