C’è una porzione grande e importante del nostro Ateneo che suscita, è inutile nasconderselo, sentimenti contrastanti.
È la Facoltà di Medicina e Chirurgia che viene considerata da non pochi colleghi come una presenza ingombrante per – si sostiene - la complessità dei problemi che pone all’interno e all’esterno dell’Ateneo e per la sua peculiarità, non da tutti compresa.
La Facoltà di Medicina e Chirurgia e il senso di appartenenza
In un universo vario e articolato come l’Alma Mater, popolato da corsi di studio, discipline, metodologie, progetti di ricerca e specialismi così diversi tanto che spesso non comunicano tra loro o si ignorano del tutto, la Facoltà di Medicina e Chirurgia viene spesso considerata come l’unica, sola, vera presenza aliena rispetto al resto dell’Ateneo.
In un’Università generalista come la nostra, dove dobbiamo tendere a fare delle differenze interne il nostro valore aggiunto rispetto ad Università più piccole e con meno Facoltà, la presenza della Facoltà di Medicina viene inesorabilmente connotata come non integrata con il resto dell’Ateneo.
E’ quasi inutile, a questo punto del ragionamento, citare i tantissimi esempi che le colleghe e i colleghi di medicina e di molte altre aree scientifiche portano di collaborazioni significative e importanti con docenti appartenenti a campi disciplinari diversi: lo sviluppo di interi settori della ricerca scientifica d’avanguardia dell’Alma Mater è frutto di tali collaborazioni in cui i docenti della Facoltà di Medicina e Chirurgia ricoprono un ruolo centrale.
Più che indagare sulla fondatezza o meno della percezione diffusa di una separazione della Facoltà di Medicina dal resto del corpo dell'Università mi pare utile partire da questa percezione diffusa in quanto costituisce, contemporaneamente, un “fatto” e un “problema”.
Un fatto, perché è una percezione che ritroviamo, con sfumature diverse, nei discorsi e nei comportamenti di tante colleghe e colleghi.
Un problema, perché se non ci poniamo l’obiettivo di incidere su tale percezione non riusciremo a costruire quel ponte simbolico che ricongiungendo Medicina al resto dell’Ateneo restituisca all’Alma Mater la sua identità più completa.
Fino a che la Facoltà di Medicina non sarà percepita come parte integrante dell’Alma Mater il senso di appartenenza ad una unica comunità sarà incompleto con ripercussioni negative sull’identità complessiva della nostra Università e della stessa Facoltà di Medicina.
L’obiettivo prioritario è porre in atto iniziative concrete che si muovano sia a livello della Facoltà sia a livello dell’Ateneo nel suo complesso.
Rapporto ambito pre-clinico e clinico
A livello della Facoltà si deve operare per rafforzare nei docenti, ricercatori, personale tecnico e amministrativo e studenti, fin dal primo anno, il senso di appartenenza ad una Facoltà di Medicina che non solo è l’erede di una lunga storia di grandi Maestri ma che è oggi una realtà importante come luogo di formazione, di ricerca e di assistenza clinica.
La partecipazione, il 25 ottobre scorso, ad un incontro organizzato dalla Società Medica Chirurgica di Bologna su "La medicina pre-clinica a Bologna" mi ha convinto che ciò che vari colleghi di Medicina mi hanno detto in diverse occasioni sul crescere della percezione di una separazione tra l'ambito clinico e quello pre-clinico ha una condivisione ampia. Si sostiene, infatti, che negli anni si è venuta attenuando la convinzione di una integrazione stretta tra le conoscenze pre-cliniche e quelle cliniche all'interno di un percorso formativo unitario, fin dal primo anno. L'assenza di una contiguità fisica tra i docenti impegnati nella formazione e nella ricerca pre-clinica e quelli impegnati nelle attività cliniche ha favorito - a detta di alcuni - il crescere di una distanza che è anche scarsa conoscenza reciproca delle ricerche portate avanti. Molti sono oggi i colleghi che si pongono il problema di superare questa separazione facendo rientrare, in primo luogo, le competenze di base anche nella formazione post laurea e nella formazione permanente. Il raggiungimento di questo obiettivo potrebbe essere facilitato dalla costruzione, all’interno del Sant’Orsola, di quella “torre bio-medica pre clinica” che non è stata realizzata in passato.
A livello d'Ateneo si deve operare per fare capire a tutti i colleghi il senso profondo della specificità della Facoltà di Medicina e Chirurgia per fare sì che venga vissuto come un elemento che valorizza l’identità complessiva dell’Alma Mater stessa e quindi il nostro senso di appartenenza.
Ciò che oggi viene percepito come l’origine di privilegi e problemi sarà domani considerato come una differenza che ci arricchisce tutti.
Ritorno al primato della Facoltà di Medicina e Chirurgia
Solo all’interno di un processo che ci coinvolga tutti e che tenda a superare il gap di conoscenze e di relazioni tra e con la Facoltà di Medicina e Chirurgia, sarà più facile ottenere che le politiche di Ateneo per lo sviluppo di questa Facoltà partano dal riconoscimento condiviso di una sua identità specifica dovuta ad una peculiarità scientifica ed istituzionale caratterizzata dalla co-presenza di tre componenti: accanto all’insegnamento e alla ricerca vi è, infatti, la componente clinica assistenziale.
Questo riconoscimento, che parte dal riconoscimento della integrazione tra percorso pre-clinico e clinico, permette di dire che la Facoltà ha tutte le risorse per ritornare a primeggiare nel campo nazionale ed internazionale.
Occorre ripartire dalla valorizzazione ed estensione delle molte eccellenze cliniche e pre-cliniche che già sono state riconosciute a livello accademico e sanitario.
A livello accademico la ricerca di base va ulteriormente potenziata, restituendole il ruolo di propulsione scientifica sia per fare avanzare la ricerca finalizzata, sia per qualificare con essa la didattica. A questo fine bisogna promuovere la partecipazione dei singoli docenti e ricercatori a forme di aggregazione multi professionali ed interdisciplinari (network) su progetti di ricerca nazionali ed internazionali, aprendo la collaborazione con il SSN e favorendo la partecipazione dei professionisti dei servizi sanitari e sociali di questa Regione. Il Programma regionale di ricerca ed innovazione (PRIER) attivato dalle aziende Ospedaliero-Universitarie si muove in questa direzione, ma occorre che il tema delle innovazioni clinico-organizzative trovi una sua articolazione con le altre aree di ricerca non strettamente applicative.
La continuità tra ricerca di base e ricerca finalizzata permette all’intera Facoltà di rilanciare la sua naturale vocazione a fornire conoscenze e tecniche avanzate, consentendo con la didattica di fare acquisire agli studenti una formazione di alto profilo professionale e con l’assistenza di favorire lo sviluppo delle eccellenze in molti settori specialistici della medicina e chirurgia di base e specialistica.
A livello del Servizio sanitario regionale, per queste sue funzioni specifiche e esclusive, la Facoltà costituisce e deve costituire sempre di più una risorsa determinante per la qualificazione della assistenza clinica (servizi di alta specializzazione ed applicazione delle innovazioni) e assumere un ruolo strategico nella integrazione con i servizi sanitari, sociosanitari e sociali della Regione.
I docenti universitari della Facoltà di Medicina e Chirurgia, l’Azienda Ospedaliera-Sanitaria S. Orsola e il Servizio Sanitario Regionale
In questi mesi di confronto con le colleghe e i colleghi della Facoltà di Medicina e Chirurgia mi sono sentito ripetere ovunque che il rapporto con la direzione dell’Azienda Ospedaliera-Sanitaria S. Orsola è ai livelli minimi, tanto che è la stessa dignità del ruolo degli universitari che viene messa in forse e, spesso, non riconosciuta.
Non solo al S.Orsola. Al Bellaria un collega, un amico, un grande scienziato mi ha detto con profonda tristezza, ma non con rassegnazione: “L’Università è come se non esistesse. Il Direttore Generale non ci considera né riceve. Abbiamo bisogno di un Rettore che ci faccia sentire Università!”.
E’ un grido di dolore generalizzato. “Un Rettore che ci faccia sentire Università!”
E’ di questo che, come Rettore, mi prenderò carico.
Passando giornate con voi in questi viali, in questi laboratori, in queste corsie ho capito che questo è il senso profondo di un Rettore: al di là dei singoli punti del mio Programma farò in modo di essere un Rettore che fa sentire Università ogni collega, ogni struttura, ogni spazio in cui opera un universitario.
Non si deve solo parlare del nuovo contesto del sistema universitario italiano ed europeo. Dobbiamo anche parlare della nostra e vostra quotidianità, di un sistema universitario che domanda a ciascuno di noi di fare formazione e ricerca di qualità (perché da queste valutazioni dipenderanno i finanziamenti che riceveremo) in una situazione in cui la qualità della vita della maggioranza dei medici universitari si confronta con carichi di lavoro all’interno delle singole unità operative estremamente onerosi che sottraggono il tempo per la didattica e la ricerca che da priorità diventa, agli occhi dell’Azienda, una azione accessoria.
Da un lato, un 60% di tempo medio che le colleghe e i colleghi clinici dedicano alla attività assistenziale che, quando diventa routinaria, è ospedaliera e non correlata alla attività istituzionale. Dall’altro lato, vi sono esempi che le colleghe e i colleghi mi hanno mostrato all’interno del nostro Policlinico e nelle altre strutture in cui operano.
I lavori per accogliere Medicina d’urgenza nell’ambito del piano di attivazione del polo chirurgico e dell’emergenza (completato entro ottobre 2010) eliminano un Laboratorio di un collega presso il Padiglione Nuove Patologie. Il Polo cardio-toraco-vascolare porta alla demolizione del Padiglione Campanacci in cui si trova il laboratorio di un altro collega. L’eliminazione dell’attività non convenzionata della struttura diretta da un altro collega negli spazi del Padiglione clinica medica (destinati all’ampliamento della micro biologia) e del Padiglione anatomia patologica (cantiere in apertura).
Queste sono solo le punte di un iceberg; gli esempi sono a decine, piccoli torti e grandi torti che mi sono stati raccontati con vari sentimenti: dalla tristezza alla rassegnazione, dalla rabbia al risentimento.
Senza definire un chiaro piano dei trasferimenti e senza, quindi, concordarlo con l’Università si costringono le colleghe e i colleghi a vivere alla giornata in una situazione di trasloco permanente senza certezze nei casi più lievi; negli altri li si costringe ad abbandonare i propri studi, i propri laboratori. L’Azienda dice : “Visto che non siete convenzionati lasciate liberi gli spazi che poi l’Università si farà carico dei vostri problemi cercandovi spazi all’esterno”.
E’ possibile che l’Alma Mater accetti senza opporsi di cercare, in situazione di emergenza e senza avere concordato nulla, spazi al di fuori per i colleghi, privati dei loro strumenti di ricerca?
Diciamocelo, e mi fa male dirlo perché si tratta della vita e del lavoro di nostre colleghe e nostri colleghi: la considerazione e il rispetto dell’Azienda nei confronti dell’Università è a un livello molto basso; l’Azienda agisce con varie motivazioni senza consultazione o contrattazione preventiva.
Non solo. Si dispone di una autonomia nelle nomine delle apicalità delle unità operative senza passare, talvolta, attraverso il parere della Facoltà. Si pretende talvolta di convenzionare chi si vuole convenzionare.
E rimane aperto il tema di un adeguamento stipendiale dei medici universitari: la soluzione concreta sembra essere ancora lontana.
Sempre di più si faranno sentire i riflessi negativi sulla attività di ricerca delle 36 ore settimanali: non è detto, se la situazione non dovesse modificarsi, che un Rettore non decida di sconvenzionare parte del personale universitario e portarlo, magari, in casa di cura a 18 ore settimanali.
E che dire dei 17 corsi professionalizzanti di interesse della Regione che impegnano pesantemente le colleghe e i colleghi pre clinici diminuendo in maniera eccessiva il tempo a disposizione per l’attività di ricerca.
Rispetto a queste irrinunciabili peculiarità va rivista la collaborazione con l’Azienda Ospedaliera-Universitaria S. Orsola, che deve pienamente riconoscere la funzione istituzionale della Facoltà (ricerca-didattica-formazione continua) e meglio organizzare la integrazione assistenziale che pur di alta professionalità è ancora limitata da problemi non secondari che vanno risolti (pari dignità nei trattamenti, attività intramoenia ed extramoenia, semplificazione delle procedure amministrative ed altro).
Un altro problema di grande rilevanza nell’assistenza ospedaliera è quello della necessità di migliorare il percorso e l’organizzazione dei Servizi medici e chirurgici di eccellenza che in molti settori (trapianti, oncologia, ematologia, neurochirurgia, pediatria, gastroenterologia ed altri) stanno ridando prestigio ed attrazione al sistema sanitario della città di Bologna e della Regione Emilia Romagna.
Il tema della integrazione con le altre istituzioni, al di là della ridefinizione del rapporto con l’Azienda Ospedaliera-Universitaria S. Orsola, pone la necessità di aggiornare la stessa convenzione tra Università e Regione, configurata dal Protocollo d’intesa, come la collaborazione tra SSR e Facoltà di Medicina e Chirurgia, specificato nella L.R. 29/2004 secondo il principio di un autentico riconoscimento nei fatti degli interessi delle due parti. Si deve, infatti, evitare che l’attività clinica sia governata unicamente da norme in funzione ospedaliera che ne inibiscano la funzione di ricerca.
L’applicazione degli accordi registrata in questi anni sicuramente faciliterà il rinnovo dell’intesa con la Regione anche sui nuovi problemi che si stanno presentando: da una parte la riforma degli studi universitari e dall’altra il Piano Sociale e Sanitario 2008-2010 della Regione.
La Conferenza Regione-Università è la sede istituzionale dove riaprire il confronto su questi nuovi contesti, dovuti alla riforma universitaria e alla programmazione sociale e sanitaria, che richiedono la elaborazione di nuove strategie per un sistema più completo di integrazione delle funzioni di ricerca, didattica, formazione continua ed assistenza che permetta una piena valorizzazione delle reciproche autonomie.
La Facoltà di Medicina e Chirurgia e l’Ateneo
A partire da queste specificità si aprono anche problematiche da risolvere interne all’Ateneo, in primo luogo relative all’orario di docenza che, come ho ripetuto più volte all’interno di questi materiali, non può essere considerato una invariante individuale, ma deve essere gestito collettivamente all’interno della struttura accademica di riferimento per fare in modo che ciascun collega della Facoltà di Medicina e Chirurgia sia posto nella condizione di dedicare il tempo necessario alla attività di ricerca. Altre problematiche interne all’Ateneo da verificare nella loro attuale applicazione, per migliorarle, fanno riferimento alla normativa sia sulle cattedre finanziate dall’esterno sia all’utilizzo di contributi ed elargizioni, problematiche comuni a tutto l’Ateneo, ma che toccano in particolare i docenti di questa Facoltà. Le norme che attualmente regolano le prestazioni in conto terzi, le consulenze e le convenzioni devono essere modificate per incrementare la quota attribuita ai Dipartimenti e ridurre radicalmente, fino ad azzerarla, quella attribuita all’Ateneo.
Nell’ambito della programmazione didattica di Ateneo dei prossimi cinque anni, è necessario prevedere, come ho detto in altri parti di questo programma, una consistente quota di budget per le progressioni interne di carriera che diano alle colleghe e ai colleghi con valutazioni positive, chiare prospettive di carriera.
La Facoltà di Medicina e Chirurgia e il ruolo del Rettore
Sia la specificità interna della Facoltà sia la delicatezza dei rapporti con il SSR contribuiscono a rendere il ruolo del Preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia strategico in quanto, contemporaneamente, colui che rappresenta i colleghi della Facoltà e il più stretto collaboratore del Rettore per tutte le questioni che attengono questa Facoltà nei rapporti interni ed esterni all’Ateneo.
Se così non fosse, se il Magnifico Rettore che sarà eletto non mostrasse un rapporto di credibilità e fiducia con il Preside non solo verrebbe indebolito il ruolo della Facoltà di Medicina e Chirurgia nei suoi rapporti con l’esterno, ma si indebolirebbe la stessa identità dell’Alma Mater.
In questo clima in cui molti sono i problemi determinati dalla complessità della Facoltà e dalla delicatezza dei rapporti con l’esterno e in cui non si tiene nel dovuto conto la nostra dignità di universitari come Rettore, se sarò eletto, mi muoverò per un cambiamento immediato.
Sarà, infatti, una delle prime priorità del mio Rettorato.
Al nuovo Direttore Amministrativo darò indicazione di ripensare la professionalità e la struttura dell’amministrazione universitaria partendo dalle necessità della formazione e della ricerca (corsi di studio, facoltà, dipartimenti) con l’amministrazione centrale al servizio di queste esigenze e darò anche indicazione di essere una amministrazione al fianco delle colleghe e dei colleghi della Facoltà di Medicina e Chirurgia in una situazione di grande delicatezza in cui si tratta di riguadagnare al più presto i nostri spazi, le nostre strutture, la nostra dignità.
Io vi rappresenterò nei confronti della direzione del S.Orsola, del SSR, del Ministero.
Io ci metterò la faccia e tutto il peso dell’autorevolezza che ho guadagnato in questi anni in cui la mia attività accademica mi ha portato a confrontarmi con successo con numerosi interlocutori esterni.
Ciò che ho fatto in questi anni per il nostro Ateneo a livello locale, regionale, nazionale e a Bruxelles mi dà la conoscenza, competenza, autorevolezza, legittimazione e forza per cambiare in maniera radicale questa situazione e fare sì che ogni collega si senta difeso nel suo giusto orgoglio di sentirsi espressione dell’Alma Mater.
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Nuovo Programma 

apprezzo il tono generale che hai voluto dare al tuo programma e capisco che da parte di un candidato al rettorato i problemi specifici vadano sempre affrontati con un’ottica d'Ateneo, comunque ritengo che certi equilibri vadano rispettati. In particolare, mi sembra che il discorso relativo ai problemi della Facoltà medica sia carente sotto il profilo della didattica, che resta uno dei cardini del sistema. Mi spiego, le modalità di erogazione della didattica nella nostra Facoltà sono abbastanza peculiari e condivise credo solo dalla Facoltà di Medicina Veterinaria. Mi riferisco da un lato alla presenza di corsi integrati in cui confluiscono più SSD e quindi più docenti e dall'altro alla indispensabilità del tirocinio. Questi aspetti sono connessi ad uno dei punti nodali per cui la Facoltà viene talora percepita dai Colleghi come un corpus a sé stante all’interno dell’Ateneo, cioè il numero di docenti. D’altra parte i corsi di studio della Facoltà sono rivolti a circa 5800 studenti, includendo due LM a ciclo unico, una LS e 16 lauree triennali, oltre a 44 scuole di specializzazione. Si tratta di corsi richiesti dal SSR, che assicura un adeguato numero di letti per lo svolgimento del tirocinio per la formazione professionale del personale sanitario, infatti una percentuale rilevante dell’attività didattica va svolta in corsia.
Queste caratteristiche si riflettono sulle modalità di valutazione della didattica, che risultano anch’esse peculiari quando la valutazione riguarda i corsi della Facoltà medica. Non a caso la valutazione effettuata dall’Osservatorio Statistico dei questionari sulla didattica compilati dagli studenti di Medicina e Chirurgia (AA 1995/96) precedettero l’analoga valutazione istituita a livello di Ateneo (1997). Parimenti la Facoltà, in collaborazione con l’Osservatorio Statistico, ha introdotto da due anni la valutazione dei tirocinii tramite questionari on line. Secondo me c’è spazio per amplificare e migliorare la valutazione della didattica, con questi e con altri strumenti. Importante è poi dare un segnale agli studenti che la loro voce viene ascoltata. Non sono favorevole a gogne e soluzioni populistiche, piuttosto voglio intendere una piattaforma permanente per la revisione dei regolamenti didattici, che coinvolga ampiamente la componente studentesca. Non c’è bisogno di inventare niente di nuovo, va bene anche la commissione tecnico-pedagogica, dato che deve essere paritetica. Quello che conta è che le venga dato spazio per lavorare e si trovino soluzioni per ascoltarne i suggerimenti.
Coloro che credono nella nostra Università non possono aver paura della valutazione, perché per questa via c'è spazio per tutti quelli che hanno voglia di fare, cioè quasi tutti. Strumenti per valutare le attività istituzionali dei dipendenti, docenti e non, sono disponibili senza che occorra inventarne di nuovi. Non c’è bisogno di una rivoluzione, basta dare un segnale, far vedere un trend nella distribuzione delle risorse per incoraggiare chi ha delle buone idee. Dall’altro lato, sarebbe utile individuare la soglia della decenza, cioè quel minimo al di sotto del quale non sono più garantite le finalità dell’istituzione a tutti i livelli: ricerca, didattica, nel caso di Medicina assistenza, e comunque organizzazione e servizio tecnico-amministrativo.
Infine, concordo sull’opportunità di approfondire la collaborazione con il Preside. Per fare valere le ragioni della Facoltà il Preside ha delegato alcuni Collrghi a tenere i rapporti con le varie istituzioni del SSR. L'eventuale figura di un pro-rettore per Medicina, perché sia politicamente positiva e non suoni come un boomerang, va concordata con il Preside.
I miei migliori auguri,
Maria Giulia Battelli