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L’ALMA MATER: L’UNIVERSITÀ INTERNAZIONALE

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Il Programma Rettorale 2009-2013: Priorità Programmatiche


 

1. Definizione chiara dei compiti e delle funzioni dei Centri Linguistici Interfacoltà (CILTA e CLIRO, Centro di Ateneo per le sedi dei Poli della Romagna) in relazione agli obiettivi strategici dell’Alma Mater e ai finanziamenti e mezzi necessari per raggiungerli

2. Importanza della conoscenza viva delle lingue straniere in un Ateneo che si vuole connotare come Ateneo europeo

3. Incremento della presenza di docenti stranieri e della mobilità dei docenti dell’Alma Mater

4. Aumento del numero degli studenti stranieri regolarmente iscritti

5. Mantenimento e incremento, dove possibile, della mobilità degli studenti

6. Incremento graduale dell’offerta formativa in lingua straniera

7. Incremento del livello di internazionalizzazione dei dottorati di ricerca

8. Incremento della partecipazione a progetti europei

9. Avvio di progetti di cooperazione internazionale e su aree territoriali specifiche

10. Sviluppo ulteriore della Sede di Buenos Aires

 

La dimensione internazionale dell’Alma Mater è non solo un obiettivo strategico da rafforzare a partire dai prossimi quattro anni, ma una necessità in relazione alla nostra identità. L’Università di Bologna gode tuttora di un buon prestigio internazionale – esaltato dalle celebrazioni del Nono Centenario e gestito con attenzione in questi anni – e non può non individuare il contesto europeo come il contesto del proprio sviluppo. Di fatto è in competizione con le altre Università europee e deve, quindi, possedere un elevato profilo internazionale.

Oggi gli studenti più consapevoli scelgono le Università che offrono loro le maggiori opportunità di formazione e di sbocco professionale, in particolare in riferimento alle Lauree Magistrali, sulle quali noi puntiamo molto. Considerato che studiare all’Alma Mater non costa meno, come insieme di spese di mantenimento, rispetto ad altre importanti città europee, il nostro posizionamento internazionale non può giocarsi su bassi costi ma sulla elevata qualità dell’offerta e dei servizi.

A questo proposito un elemento sempre più discriminante è rappresentato dal livello di internazionalizzazione dell’Ateneo, che nel caso dell’Alma Mater presenta un andamento contradditorio: buono con punte di eccellenza in alcuni aspetti della mobilità studentesca, della formazione e della presenza di studenti stranieri, decisamente insufficiente per quanto riguarda la presenza di docenti stranieri, la mobilità di docenti e ricercatori, internazionalizzazione dei dottorati di ricerca.

Forse non è un caso che i risultati maggiori si siano ottenuti quando – relativamente alla sola internazionalizzazione della formazione - è stato costituito un presidio forte con un Pro Rettore alle Relazioni Internazionali e una Giunta Esteri con la presenza attiva del personale amministrativo del DIRI in grado di dialogare con le colleghe e i colleghi che a livello decentrato portano avanti tutte le funzioni in rapporto diretto con gli studenti e in accordo con le Facoltà.

Tutti riconosciamo che l’internazionalizzazione attraversa tutte le attività dell’Ateneo (didattica, ricerca, servizi agli studenti, amministrazione), ma se non vi è un presidio politico accademico forte, l’internazionalizzazione è, di fatto, considerata come una priorità a livello discorsivo, ma non a livello delle scelte programmatiche.


 

Le conoscenze delle lingue straniere


 

Per una Università come quella di Bologna, che si vuole e deve connotare come Università europea, la conoscenza da parte degli studenti, del personale amministrativo e tecnico e, ovviamente, dei docenti non solo dell’inglese, ma anche di altre lingue straniere è un obiettivo strategico da perseguire con decisione.

In alcune Facoltà (Lingue e Letterature Straniere, Scienze Politiche e altre) sono previsti insegnamenti linguistici (di lingua e linguistica) che si concretizzano in ore di esercitazioni svolte dai lettori/Cel (Collaboratori Esperti Linguistici che pur svolgendo funzioni, di fatto, di insegnamento sono inquadrati, attraverso un contratto nazionale, nella categoria dei tecnici amministrativi). Questi insegnamenti si trovano, attualmente, in sofferenza sia per lo scarso numero di docenti titolari di corso sia per la diminuzione costante del numero di ore a disposizione a causa del decremento del numero di lettori/Cel.

All’interno dell’Ateneo non vi è una normativa omogenea sui compiti da svolgere che riguardi tutti i Cel, in particolare quelli che operano nelle Facoltà e quelli che operano nei Centri Linguistici. Questa mancanza di omogeneità e di chiarezza è forse una delle motivazioni che rende problematico bandire nuovi posti Cel.

Da questo atteggiamento nasce, nelle colleghe e nei colleghi più interessati, la domanda se l’Alma Mater voglia proteggere la specificità di questo tipo di apprendimento linguistico o pensi di inviare questi studenti nei Centri Linguistici Interfacoltà che offrono, peraltro, servizi diversi.

 

I Centri Linguistici dell’Ateneo di Bologna (CILTA e CLIRO) offrono i seguenti servizi:

- Prove di idoneità linguistica curricolari rivolte agli studenti del Vecchio e del Nuovo Ordinamento.

- Corsi di italiano per gli studenti stranieri, con riconoscimento di crediti ECTS.

- Corsi extra-curricolari di 50 ore a richiesta degli studenti per le lingue francese, inglese, portoghese, spagnolo, tedesco, arabo e cinese.

- Prove di accertamento linguistico per studenti di scambio Leonardo, Erasmus.

- Moduli didattici online per le lingue francese, inglese, spagnolo, tedesco e italiano L2.

- Percorsi sperimentali in autoapprendimento per il cinese, il giapponese, il portoghese, il russo e l’arabo.

A queste attività si affiancano iniziative di raccordo tra Ateneo e Scuole Superiori (per l’elaborazione di percorsi valutativi che sfociano nell’accertamento delle competenze linguistiche con il riconoscimento di crediti formativi universitari a studenti di scuole superiori), tra i Centri Linguistici e il territorio (implementazione di corsi di lingue per conto di strutture interne ed esterne all’Ateneo) e lo sviluppo di convenzioni con alcune Facoltà per l’insegnamento a particolari categorie di studenti (per es. Chimica Industriale per studenti Eurobachelor; Dipartimento di Culture Arboree per gli studenti Erasmus Mundus e così via).

A fronte di questi impegni crescenti si assiste a una diminuzione dei Cel e dei finanziamenti a disposizione, senza che sia chiaro l’investimento strategico che su questi servizi e questi temi voglia fare l’Ateneo.

Studenti: iscritti e mobilità

Dal 2000 ad oggi l’andamento delle iscrizioni all’Alma Mater degli studenti italiani e degli studenti stranieri si è sviluppato secondo trend opposti: il totale degli iscritti è passato da 102mila a 92mila; gli studenti stranieri iscritti da 3mila a 4500. La percentuale attuale di studenti stranieri regolarmente iscritti sfiora il 5%, rispetto ad una percentuale europea attorno al 6%.

La mobilità studentesca vede l’Università di Bologna ai primi posti in Europa: Socrates Erasmus (entrata: 1457; uscita 1311) Overseas (entrata 511; uscita 150). Summer School 700 studenti stranieri su 1200 partecipanti.

Tra studenti regolarmente iscritti, studenti in mobilità e partecipanti alle Summer School la capacità di attrazione dell’Alma Mater è di circa 7mila studenti stranieri all’anno.

Tra le altre opportunità di internazionalizzazione offerte agli studenti iscritti all’Alma Mater dobbiamo ricordare i tirocini Leonardo Da Vinci e Mae Crui (283) e le tesi all’estero elargite dalle singole Facoltà.

E’ bene ribadire che questi risultati sono stati raggiunti grazie all’attività competente e generosa di circa 600 colleghe e colleghi docenti (tra delegati di Facoltà e di Poli, responsabili scambi Erasmus, Programma Leonardo, membri della commissione aree territoriali e componenti della Giunta Esteri) e dei colleghi amministrativi del DIRI (Dipartimento Amministrativo Relazioni Internazionali). Già in altre parti del programma ho posto l’obiettivo di un riconoscimento effettivo di questa attività su cui si basa tutta l’architettura della internazionalizzazione della formazione dell’Alma Mater.

Quali sono i risultati di queste opportunità di internazionalizzazione offerte agli studenti dell’Alma Mater?

  • Lauree di primo livello: 14,1% dei laureati nel 2007 ha svolto un’esperienza all’estero (10,6% a livello nazionale);

  • Laurea di secondo livello a ciclo unico: 14,9% (14% a livello nazionale);

  • Laurea Specialistica/Magistrale: 18,1% (14,8% a livello nazionale;

  • Laureati vecchio ordinamento: 15,2% (12% a livello nazionale).

 

Percorsi formativi internazionali

Il processo di internazionalizzazione si sviluppa anche attraverso la promozione di nuovi corsi di laurea e master interamente in lingua inglese e/o sviluppati in forma congiunta (titoli doppi/ multipli/congiunti, anche attraverso il Programma comunitario Erasmus Mundus).

Proporre un numero di corsi di secondo livello in lingua straniera, equilibrato rispetto alla maggioranza di corsi in lingua italiana, è significativo per varie ragioni: - il Ministero nella attribuzione dei propri fondi valuta il numero di studenti stranieri che frequentano i corsi di Laurea Magistrale; gli insegnamenti in lingua non italiana facilitano la presenza di studenti stranieri di scambio che, trascorrendo da noi un semestre o un anno, non intendono investire sull’apprendimento dell’italiano; gli studenti italiani che non hanno la possibilità di recarsi all’estero e che frequentano questi corsi sono ugualmente immersi in un’esperienza di internazionalizzazione, conosciuta come “internationalization at home”.

In questi ultimi tre anni l’Alma Mater ha incrementato la propria politica di internazionalizzazione della formazione giungendo a proporre 21 corsi di studio e 14 master internazionali, di cui:

  • nove Corsi di Studio Magistrali totalmente in lingua inglese;

  • quattro Corsi di Studio di primo livello e 15 di secondo livello con joint degree;

  • sei corsi di studio Erasmus Mundus (caratterizzati da importanti borse di frequenza per gli studenti non comunitari);

  • nove master internazionali, di cui 2 Erasmus Mundus;

  • sei master internazionali nella nostra sede di Buenos Aires.

 

Programmi europei di istruzione e formazione

L’Università di Bologna partecipa attivamente ai programmi europei di istruzione e formazione nell’ambito di Lifelong Learning Programme, Erasmus Mundus, Erasmus Mundus External Cooperation Window, Tempus, Alfa, Edulink, Atlantis e di altre linee di finanziamento che riguardano la cooperazione interuniversitaria con sistemi di istruzione superiore extra-europei.

Anche in questo caso l’Alma Mater è risultata vincitrice, o come coordinatrice o come componente di un network vincitore, di numerosi programmi che portano al nostro Ateneo risorse europee molto importanti.

 

I dottorati di ricerca

Il livello di internazionalizzazione dei dottorati dell’Alma Mater è connotato da una scarsa attrattività nei confronti degli studenti non italiani.

  • Il maggior livello di internazionalizzazione è dato dalla ratifica di accordi quadro per il rilascio di un titolo congiunto o di un doppio titolo (convenzioni di cotutela con università straniere)

  • Sette dottorati internazionali il cui programma viene concordato e si svolge congiuntamente alle altre sedi facenti parte di un network internazionale. I dottorandi debbono trascorrere un periodo in più sedi e il titolo che viene rilasciato porta il nome delle Università appartenenti al network

  • Sono state perfezionate due reti internazionali per l’organizzazione di attività congiunte di dottorato

  • La percentuale di studenti stranieri iscritti ai nostri dottorati ha raggiunto il 12% con un raddoppio, in questi ultimi due anni, rispetto a un 5% che ha caratterizzato gli anni precedenti

  • La percentuale di dottorandi dell’Alma Mater che trascorrono all’estero almeno sei mesi era, nell’anno accademico 2005/06 (ultimo anno di cui si dispongono i dati) dell’ 11%. Si tratta di un dato la cui interpretazione non è univoca. L’organizzazione della maggioranza dei dottorati nelle scienze umanistiche e sociali incoraggia il soggiorno di ricerca all’estero; l’organizzazione di una parte dei dottorati nelle scienze “dure” prevede una presenza nei nostri laboratori costante per tutto il tempo del dottorato

  • Il programma Marco Polo, promosso con successo dal nostro Ateneo, è utilizzato mediamente da 250 giovani ricercatori: 70% dottorandi, seguiti a distanza da ricercatori non confermati, assegnisti, borsisti post-doc.

La mobilità dei docenti e la presenza di docenti stranieri

La mobilità dei docenti dell’Alma Mater si sviluppa secondo due direttrici.

Con modalità strutturate, quali: Programma Erasmus -Teaching Staff Mobility (scarsamente utilizzato dai docenti dell’Alma Mater, di più dai numerosi colleghi europei che vengono in visita numerosi da noi), Convenzioni quadro e di settore e l’attività dell’ ISA (Istituto di Studi Avanzati).

Con modalità meno strutturate attraverso le numerose presenze di colleghi stranieri presso i nostri Dipartimenti.

Nella maggioranza di questi casi – anche in quelli più interessanti come l’Isa, che coordina la propria attività con il Collegio Superiore, e che unisce alla internazionalizzazione un elevato livello di interdisciplinarietà e di socialità – non vengono portate avanti attività in grado di rientrare nei parametri ministeriali di valutazione della presenza di docenti stranieri che la legano alla titolarità di insegnamento o, quantomeno, di moduli didattici formalmente definiti.

I motivi che riducono a livelli estremamente bassi l’attrattività del sistema universitario italiano verso i docenti stranieri più qualificati sono stati riassunti bene in un saggio di Andrea Ichino, Stefano Gagliarducci, Giovanni Peri presentato al Convegno “Oltre il Declino” il 3 febbraio 2005. Nel saggio si sostiene che:

i ricercatori più promettenti, indipendentemente dalla loro nazionalità, vanno dove la remunerazione è più alta (al netto dei costi di migrazione), dove la ricerca ha maggiori finanziamenti, dove è condotta dalle persone più autorevoli e dove dà i risultati migliori, contribuendo in questo modo ad un circolo virtuoso che rende via via sempre più produttive le risorse investite nella ricerca stessa. La perdita di cervelli italiani e il mancato afflusso di cervelli stranieri significa che in Italia prevale invece il circolo vizioso opposto”.

Considerato che alcune delle condizioni che determinano questo circolo virtuoso negativo non dipendono direttamente dal singolo Ateneo, è in ogni caso necessario domandarsi con convinzione che cosa possiamo fare per invertire, almeno in parte, questa situazione. E agire di conseguenza, partendo dal destinare frazioni di punti di budget per bloccare il circolo vizioso e trasformarlo in uno virtuoso.

 

La ricerca

Per quanto riguarda l’internazionalizzazione della ricerca rimando a quanto scritto nel capitolo tematico 7.

 

Il Programma Rettorale 2009-2013: Iniziative e Strumenti

Seguendo le problematiche nell’ordine proposto è possibile individuare le misure che si devono prendere nel prossimo quadriennio per mantenere le posizioni di eccellenza che deteniamo e migliorare significativamente le criticità che ci penalizzano a livello internazionale.

1 Sviluppare i servizi e le attività dei Centri Linguistici Interfacoltà

Considerato che i servizi offerti dai Centri Linguistici Interfacoltà (CILTA e CLIRO) rientrano negli obiettivi strategici dell’Alma Mater e che connotano il nostro Ateneo come Ateneo Europeo, è necessario che la problematica della politica linguistica sfoci in una progettazione pluriennale che dia certezza sia degli obiettivi specifici che si vogliono raggiungere sia degli investimenti, delle assunzioni e strutture specifiche da attribuire ai Centri Linguistici Interfacoltà. All’interno di una tale progettazione verranno verificate le possibilità di portare avanti sia quelle iniziative che fanno riferimento ai rapporti con il territorio sia quelle iniziative che possono essere “presentate a mercato”.

2 Gli insegnamenti linguistici

Sempre in relazione alla politica linguistica d’Ateneo e agli insegnamenti linguistici (di lingua e linguistica) presenti in alcune Facoltà è necessario portare avanti una mappatura delle esigenze e delle risorse mancanti per concordare i tempi di reperimento delle risorse che garantiscano una offerta di servizi adeguata alle necessità.

1 Promuovere l’offerta formativa verso gli studenti stranieri

  • sportelli unici per studenti stranieri con compiti di orientamento e di informazione in tutte le città sedi dell’Ateneo;

  • creazione di servizi per la qualificazione dell’accoglienza e l’integrazione degli studenti stranieri sia iscritti sia di scambio;

  • implementazione dei rapporti con le questure di riferimento per definire modalità di facilitazione per l’ottenimento di tutti i permessi in relazione agli studenti, ma anche ai ricercatori e ai docenti;

  • promozione delle nostre offerte sui siti del Ministero, presso le rappresentanze diplomatiche italiane e attraverso la partecipazione ai più significativi eventi promozionali internazionali;

  • individuazione di paesi verso i quali concentrare l’attività di promozione riuscendo a massimizzare il risultato a parità di energie spese.

L’esempio più interessante è costituito dalle iniziative verso la Cina che hanno permesso nel giro di tre anni: - un incremento di studenti cinesi regolarmente iscritti al nostro Ateneo da 30 a circa 500; - uno scambio intenso di ricercatori, docenti, studenti; - la costituzione della Associazione Collegio di Cina (alla quale partecipano gli enti locali, le istituzioni economiche e culturali del territorio) che sostiene l’Ateneo sia nell’attività di reclutamento, sia in quella di accoglienza, tutorato e incontro con il mondo del lavoro.

Altri paesi su cui è concentrata la promozione della nostra offerta formativa sono l’India e il sud est europeo, grazie anche all’attività del network Uniadrion.

La nostra sede di Buenos Aires sta allargando il proprio campo di influenza dall’Argentina a tutto il Sud America e costituisce non soltanto una struttura accademica che propone master, ma anche una struttura da cui partono iniziative di formazione e ricerca rivolte a quella parte di mondo. Il nuovo Statuto della sede dovrebbe incentivare questo sviluppo e migliorare i meccanismi di governo.

In altri casi, come il Mediterraneo, sono state portate avanti iniziative di un certo interesse che non hanno ancora portato risultati tangibili perché i governi che di volta in volta presiedono l’Unione Europea lanciano progetti e network che poi si spengono dopo pochi mesi. Nei confronti di questi paesi, infatti, ci si può muovere seriamente solo sulla base di progetti che siano dotati di un finanziamento significativo, altrimenti lo scambio perde la caratteristica della reciprocità.

Un altro ambito di interesse la cui connotazione territoriale è, a un tempo, più sfumata e più complessa, fa riferimento al mondo islamico. Bisogna incrementare gli insegnamenti appartenenti a ambiti disciplinari diversi che fanno riferimento all’Islam nella sua complessità, da un lato, e far fare un salto di qualità all’esperienza che alcuni colleghi, con abnegazione e competenza, hanno portato avanti all’interno del CISDI (Centro Interdipartimentale di Scienze dell’Islam).

2 Mantenere e incrementare, dove possibile, la mobilità degli studenti

  • allargare il riconoscimento delle attività formative e dei tirocini svolti all’estero e dei relativi crediti;

  • sviluppare buone pratiche di applicazione del nostro regolamento didattico rivolte all’integrazione delle attività di scambio nel curriculum dello studente;

  • Anticipare le informazioni sugli insegnamenti e incrementare le competenze linguistiche;

  • Riconoscere ai docenti l’attività svolta a favore della mobilità studentesca;

  • Integrare le procedure informatiche che altrimenti rendono meno efficiente le procedure e la documentazione delle attività di internazionalizzazione;

  • Incoraggiare le Facoltà a definire proprie politiche di internazionalizzazione.

 

3 Incrementare la partecipazione a reti internazionali, consolidare i rapporti con sedi universitarie estere e la partecipazione a programmi europei di formazione.

4 A causa del progressivo venire meno dei fondi del MAE sulla Cooperazione Internazionale le attività configurabili come cooperazione internazionale sono portate avanti sempre più spesso da alcune Facoltà in vari campi della formazione e della ricerca, attraverso progetti ad hoc o collegamenti con Corsi di Studio che della cooperazione internazionale fanno oggetto del proprio curriculum. Si tratta, oggi, di socializzare le conoscenze sulle iniziative in essere e di definire progetti di formazione e di ricerca condivisi da chi opera su queste problematiche all’interno dell’Ateneo per giungere, eventualmente, a elaborare progetti sui quali cercare finanziamenti adeguati. Ciascuna Facoltà, nell’ambito della propria mission, potrà poi definire un proprio ruolo da giocare anche a livello nazionale in funzione, per esempio, di una competenza alla formazione ed educazione alla cooperazione internazionale, alla formazione ed educazione in ambito agrario, veterinario, medico, sociale, giuridico e così via. Alcuni di questi progetti possono essere portati avanti con Ong o altre organizzazione, con le quali già cooperiamo, anche se l’interlocutore da sollecitare con maggiore costanza è la Regione Emilia Romagna, sia per creare partnership sui suoi progetti, sia per orientare le sue scelte su alcune nostre priorità.

5 Incrementare lo sviluppo dell’internazionalizzazione dell’offerta formativa

È un obiettivo importante perché permette all’Ateneo di fare un salto di qualità verso una offerta di eccellenza a livello internazionale

che costituisce:

occasione di attrazione di studenti e di docenti stranieri;

e permette di:

definire dei contenuti in una logica internazionale;

ampliare la dimensione formativa internazionale degli studenti italiani;

adeguarsi ai canoni di qualità (compresi i servizi agli studenti) condivisi a livello internazionale.

 

Per raggiungere questi obiettivi le misure da prendere sono:

  • Incentivare Corsi di Studio Magistrali in lingua inglese (o altra lingua straniera), anche attraverso la trasformazione di Corsi di Studio esistenti. Nell’ambito della propria autonomia ogni Facoltà può definire, se crede, i tempi per proporre almeno un Corso di Studio Magistrale in Lingua straniera

  • Incrementare l’offerta post laurea (master e corsi di Alta Formazione) in lingua inglese

  • Incrementare il numero di corsi di studio con titoli doppi, integrati, congiunti attraverso progetti di collaborazione con università straniere

6 Incrementare la presenza di docenti stranieri e la mobilità

È un obiettivo difficile da raggiungere per i motivi che abbiamo più sopra ricordato ma che deve essere affrontato con decisione, anche se con una necessaria gradualità, in relazione al processo di internazionalizzazione dell’offerta formativa avviato.

  • La proposta di destinare in maniera costante una frazione dei punti di budget per chiamare colleghe e colleghi di chiara fama quali titolari temporanei di insegnamenti in Corsi di Laurea Magistrali deve essere attuata con decisione. Si tratta di un intervento che non solo incrementa la qualità del singolo corso di studio di volta in volta interessato, ma nel medio periodo di tutto l’Ateneo che verrà connotato come un Ateneo in grado di attrarre i migliorino docenti del mondo. Ciò comporta anche la massima elasticità nell’organizzazione della didattica (dalle lezioni agli esami)

  • Individuare con cura le situazioni accademiche di attrattività più efficaci sia per qualità della didattica che della ricerca

  • Facilitare le pratiche amministrative relative al reclutamento di professori stranieri e istituire strutture, magari co-finanziate da enti esterni, per l’accoglienza dei docenti stranieri

  • Integrare il più possibile i professori stranieri in visita nella programmazione didattica (cosa attualmente molto complessa) affinché possano essere conteggiati nei processi di valutazione ministeriali sulla internazionalità della formazione

  • Incrementare la partecipazione a progetti comunitari che prevedono finanziamenti alla mobilità dei docenti

  • Trarre il massimo vantaggio dalla attività dell’ISA.

7 Aumentare l’internazionalizzazione dei dottorati di ricerca attraverso alcune misure che portino all’incremento della attrattività verso l’estero e della mobilità da parte dei nostri dottorandi, quando costituisce un obiettivo funzionale alla loro organizzazione.

  • Rendere più flessibili e comunicare con efficacia e in lingua inglese le procedure di reclutamento e di selezione dei dottorandi

  • Ripensare l’organizzazione dei dottorati, eventualmente i contenuti, anche per facilitare la presenza di studenti stranieri

  • Attribuire borse di dottorato a studenti stranieri di eccellenza attraverso accordi con istituzioni che siano interessate

  • Incrementare il numero di progetti formativi realizzati con università straniere

  • Favorire l’insegnamento da parte di docenti e ricercatori stranieri nei corsi di dottorato

  • Incrementare con celerità e in maniera notevole il numero di dottorandi del nostro Ateneo che trascorrono un periodo significativo all’estero, quando è funzionale all’organizzazione del dottorato

8 Migliorare, anche attraverso programmi formativi, le competenze del personale universitario (docente, ricercatore, tecnico e amministrativo) a sostegno dell’internazionalizzazione.

 

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