Home Partecipa Contribuisci al programma Sostenibilità

L’ALMA MATER: L’UNIVERSITA' SOSTENIBILE

Email Stampa

Il Programma Rettorale 2009-2013: Priorità Programmatiche

1. Affrontare il tema dello sviluppo sostenibile deve essere l’occasione, per l’Alma Mater, di mettere in campo strategie capaci non solo di gestire l’impatto ambientale degli edifici, dei laboratori o della mobilità universitaria, ma, soprattutto, di fare cultura sullo sviluppo sostenibile, in primo luogo innovando la nostra ricerca e offerta formativa.

 

2. Una scelta di questo tipo è coerente con quanto portano avanti le più importanti Università del mondo e con la SSD (Sapporo Sustainability Declaration) approvata dai Presidenti e Rettori di Università appartenenti ai paesi del G8, in occasione del Summit dell’estate scorsa a Sapporo.

 

3. Porre la cultura dello sviluppo quale tratto identitario dell’Alma Mater significa sia rispondere alla domanda sociale che cresce nei confronti delle Università sia confrontarsi con i livelli più avanzati della ricerca e della formazione che dibattono sulla necessità di ripensare la conoscenza scientifica e di innovarla attraverso un’attività di rete tra i maggiori centri di ricerca del mondo.

 

4. E’ necessario costituire immediatamente un Sistema di Gestione Ambientale di Ateneo che sarà in grado di coordinare e programmare gli interventi di impatto ambientale, da un lato, e quelli di innovazione della nostra offerta formativa e della ricerca, dall’altro.

 

 

La SSD (Sapporo Sustainability Declaration)

Il primo punto di partenza per organizzare il confronto e le proposte su questo tema deve fare riferimento, a mio avviso, alla SSD (Sapporo Sustainability Declaration) approvata dai Presidenti e Rettori di Università appartenenti ai paesi del G8, in occasione del Summit dell’estate scorsa a Sapporo. E’ una dichiarazione sul ruolo che le Università possono giocare nell’ambito degli sforzi globali per raggiungere la sostenibilità. La SDD, pur risentendo della ritualità di dichiarazioni di questo tipo, espone in successione le problematiche specifiche che devono essere affrontate.

Nella prima parte del documento si afferma che la sostenibilità è una delle più significative idee del XXI secolo e si ricorda che le tematiche della sostenibilità hanno raggiunto una urgenza politica alta anche perché i cambiamenti climatici hanno un ampio raggio di conseguenze correlate con la sostenibilità umana, sociale e globale.

Il resto del documento è organizzato in percorsi tematici che qui ripropongo in maniera pressoché letterale non tanto per una adesione ai contenuti specifici, quanto per facilitare l’organizzazione dei contributi che nasceranno nei numerosi incontri che farò.

La seconda parte di questo capitolo riporta in maniera sintetica i suggerimenti e le proposte che sono emersi in questi mesi di consultazioni.

 

La responsabilità delle Università

La definizione della responsabilità delle Università all’interno della SSD parte dal presupposto che gli Atenei sono istituzioni che devono svolgere un importante ruolo di problem solving sociale con l’obiettivo di lasciare in eredità alle future generazioni un mondo sostenibile. Questa funzione si attua grazie alla ricerca delle Università che, si auspica, fornirà soluzioni tempestive ai problemi, in stretta coordinazione con i decisori politici che le devono applicare. Il ruolo delle Università viene ritenuto strategico in quanto – si sostiene - facendo riferimento alla “oggettività” della scienza sono collocate nella posizione migliore per guidare il cambiamento politico e sociale verso una società sostenibile.

Affinché le soluzioni proposte siano applicabili è poi necessario che le Università collaborino con un vasto numero di stakeholder, tra cui la società civile e il settore privato.

Le Università devono collaborare in aree quali la ricerca sulla sostenibilità e l’applicazione di politiche adeguate a questo fine, pur mantenendo l’oggettività accademica della ricerca scientifica come forza chiave da non sacrificare. Le principali research university delle nazioni del G8 devono giocare un ruolo significativo nel dimostrare leadership nell’adempiere a queste responsabilità.

 

La necessità di ripensare la conoscenza scientifica

La dichiarazione ricorda che il termine sostenibilità è non solo ampio ma abbraccia una serie di fattori numerosi e tra loro interrelati che vanno dall’ambiente naturale ai sistemi socioeconomici. Si tratta, peraltro, di problematiche che vengono, tutte, affrontate a livello di insegnamento e di ricerca all’interno del nostro Ateneo, grazie alla vastità di aree di indagine e di discipline scientifiche che comprende al proprio interno. Sempre nella Dichiarazione si afferma che una sostenibilità globale può essere raggiunta unicamente attraverso un approccio comprensivo che faccia riferimento a tematiche tanto socioeconomiche quanto ambientali.

Vari organismi internazionali hanno lanciato iniziative su singoli aspetti della sostenibilità. Lo sviluppo di una visione comprensiva della società sostenibile richiederà nuova conoscenza scientifica in grado di invertire la tendenza, oggi dominante, di una stratificazione e frammentazione della ricerca, a favore di un approccio integrato di soluzione dei problemi grazie ad una accelerazione delle attività di ricerca interdisciplinari.

 

La necessità di una rete delle reti

Partendo da queste premesse il documento giunge alla necessità di costruire una cornice unificante in grado di facilitare questo approccio integrato. Per raggiungere questo obiettivo è proposta la creazione di una rete delle reti (NNs) che colleghi i risultati delle ricerche disciplinari già in atto. L’auspicio – facile da enunciare ma difficile da realizzare – è che grazie alla costituzione di questa rete delle reti la cooperazione interdisciplinare tra Università nelle differenti regioni possa effettivamente crescere attraverso iniziative specifiche quali scambi di studenti, di docenti e progetti di ricerca congiunti.

 

Il bisogno di “knowledge innovation”

Il raggiungimento della sostenibilità comporta cambiamento sociale; questo può essere raggiunto solo attraverso una modifica profonda della consapevolezza pubblica.

Le Università e i loro ricercatori hanno la responsabilità di articolare e disseminare nella società allargata nuove conoscenze e informazioni correlate alla sostenibilità, inclusa l’incertezza che l’accompagna.

Questa azione che, a mio avviso, è resa molto difficile da una diffusa “incultura scientifica” viene proposta, nella dichiarazione, attraverso il dialogo tra gli scienziati e altri stakeholder, inclusi i cittadini e i decisori politici.

Se si vuole raggiungere la sostenibilità è necessario promuovere in maniera attiva una dinamica interattiva di innovazione della conoscenza, tra società e sapere.

 

Il ruolo della formazione superiore per la sostenibilità

Le Università giocano un ruolo strategico in almeno tre campi: a) formare le generazioni future; b) disseminare le informazione sulla sostenibilità; c) formare dei leader che abbiano la capacità di risolvere problemi regionali e locali con una prospettiva globale e interdisciplinare.

Una rete delle reti può anche fornire opportunità per collaborazioni universitarie che sviluppino e migliorino la capacità della formazione superiore nei confronti delle nazioni e regioni.

 

La funzione del campus universitario come esperimento modello

La dichiarazione propone che le Università utilizzino il proprio campus quale modello per una società sostenibile, basato sulle interazioni con vari stakeholder attraverso i processi di formazione e di ricerca accademici.

In quest’ottica le Università forniscono occasioni per testare nuove conoscenze rilevanti per la sostenibilità in un contesto sociale. Esempi di quanto potrà accadere sono già davanti ai nostri occhi: campus “sostenibili” o “verdi”, singole iniziative in risposta al cambiamento climatico.

Costituendosi quale modello da testare per la società allargata, le Università aiutano a sviluppare nei propri studenti attitudini e abilità necessarie per raggiungere in futuro una società sostenibile.

Il campus sostenibile serve sia come esperimento in progress sia come mezzo ideale per formare le future generazioni.

È ovvio che il riferimento al campus non è da intendersi unicamente alla struttura propria dei campus anglosassoni con servizi autosufficienti e separati dai centri abitati ma, ne sono convinto, anche a strutture di “campus cittadini” con servizi diffusi nel territorio che hanno delle caratteristiche che permetterebbero loro di trasformare le porzioni di territorio in cui sono più significativamente insediati in cittadelle universitarie sostenibili. Con il vantaggio, qualora ciò avvenga, di una più facile disseminazione alla città immediatamente circostante.

Mi pare che i punti proposti nella Sapporo Sustainability Declaration, che ho voluto qui riportare, tocchino l’intero spettro della missione delle Università: ricerca, formazione e responsabilità sociale, tutte fortemente interrelate dalla necessità del raggiungimento della sostenibilità globale.

Partendo dalla Sapporo Sustainability Declaration le colleghe e i colleghi che ho incontrato in questi mesi hanno portato avanti delle riflessioni che sono sfociate in proposte di lungo, medio e breve periodo. Nella parte restante di questo capitolo schematizzo i punti principali.


 

Fare cultura sullo sviluppo sostenibile

La sostenibilità può e deve diventare una scelta strategica dello sviluppo dell’Alma Mater nei prossimi anni. Scelta strategica significa non solo guardare a quanto si può fare nel breve periodo con interventi spot, spesso efficaci più da un punto di vista comunicativo che di sostanza, ma a quanto una Università come la nostra può fare anche nel medio e lungo periodo.

Questa strategia di lungo termine è coerente con la “Magna Charta Universitatum” (1988), dove si fa riferimento al ruolo sociale delle Università in favore delle future generazioni, con la “Dichiarazione di Talloires” (1991) e la “Cre-Copernicus Charter” (1994).

Dobbiamo, infatti, essere in grado di impostare strategie capaci non solo di gestire l’impatto ambientale degli edifici, dei laboratori o della mobilità universitaria, ma, soprattutto, di fare cultura sullo sviluppo sostenibile, in primo luogo innovando la nostra ricerca e offerta formativa.

 

Costituire un Sistema di gestione Ambientale (Sga)

 

Per essere concreti dobbiamo partire dalle migliori pratiche di quelle Università che nel mondo si sono già poste questo obiettivo che, da un punto di vista operativo, presuppone la costituzione di un Sistema di Gestione Ambientale (Sga) che ha compiti di coordinamento e che è supportato da un Comitato Scientifico, composto dalle nostre colleghe e dai nostri colleghi esperti nei diversi ambiti che fanno riferimento allo sviluppo sostenibile. Fattore di forza dell’Alma Mater è, infatti, la presenza –spesso polverizzata e dispersa- di elevate risorse conoscitive, di competenze adeguate ed accessibili.

 

Prima fase: riduzione dell’impatto ambientale e azioni educative

 

Nell’immediato, il Sga darà luogo a un piano d’azione ambientale dell’Ateneo, articolato operativamente nelle diverse sedi policentriche, che porti ad una continua e graduale riduzione degli impatti ambientali delle strutture universitarie con miglioramenti significativi delle prestazioni ambientali degli edifici e delle singole strutture universitarie.

Parte integrante di questa fase è il coinvolgimento diretto della comunità dell’Alma Mater (studenti, personale amministrativo, tecnico e docenti) in azioni concrete che si configurino come interventi partecipati di vera e propria educazione attiva alla sostenibilità, con ripercussioni positive sulla società dove questi studenti esporteranno, nel tempo, sensibilità e comportamenti più sostenibili.

Le sedi dell’Alma Mater devono diventare dei laboratori di esperimenti modello.

I benefici concreti di queste azioni non sono solo ambientali, ma anche economici.

 

 

Seconda fase: produzione di un piano formativo e di ricerca sullo sviluppo sostenibile

 

Essere Alma Mater comporta che non ci possiamo fermare a questo livello, pur importante e da affrontare con decisione.

Dobbiamo, infatti, passare alla produzione di un vero e proprio piano formativo e di ricerca sullo sviluppo sostenibile finalizzato ad aumentare l’impronta culturale dell’Ateneo in questo campo.

Tale piano strategico va impostato in modo partecipato, coinvolgendo in primo luogo i Dipartimenti, le Scuole di Dottorato, i Corsi di Studio con obiettivi di miglioramento dell’offerta formativa e della ricerca in materia di sviluppo sostenibile, non limitati alle aree disciplinari tecnico-scientifiche, in quanto si tratta di problematiche con forti connotazioni anche sociali, normative, economiche, politiche, culturali che coinvolgono colleghe e colleghi oggi ai margini di queste problematiche.

Come si richiede da molte parti si dovrà invertire la tendenza verso una stratificazione e frammentazione della ricerca a favore di un approccio integrato di soluzione dei problemi grazie ad una accelerazione delle attività di ricerca interdisciplinari e in rete con i più importanti istituti di ricerca e Università del mondo.

 

L’Alma Mater e la sfida della sostenibilità

 

Facciamo dello sviluppo sostenibile non solo l’occasione per una migliore gestione ambientale, ma soprattutto il terreno privilegiato di una formazione e di una ricerca che incontra in tutto il mondo una domanda crescente. L’Alma Mater deve decidere se vuole uscire da una perdurante situazione di sottovalutazione della problematica della sostenibilità e affrontare questa sfida, al di là delle offerte parcellizzate che oggi proponiamo. Si tratta di pensare in grande e decidere che questo sarà uno degli elementi identitari del nostro Ateneo.

Le risorse intellettuali e di ricerca le abbiamo. Il resto dipende da noi.

 

 

Il Programma Rettorale 2009-2013: Iniziative e Strumenti

1 Coinvolgere la comunità dell’Alma Mater in un dibattito collettivo sulle problematiche dello sviluppo sostenibile per giungere a decisioni condivise sulla centralità strategica di questo tema sia in relazione alle politiche di gestione dell’impatto ambientale degli edifici, dei laboratori o della mobilità universitaria, sia, soprattutto, sulla necessità di fare cultura sullo sviluppo sostenibile, in primo luogo innovando la nostra ricerca e offerta formativa.

 

2 Costituzione di un Sistema di Gestione Ambientale (Sga) dell’Alma Mater che ha compiti di coordinamento e che, soprattutto per gli aspetti più strategici e di programmazione, è supportato da un Comitato Scientifico, composto dalle nostre colleghe e dai nostri colleghi esperti nei diversi ambiti che fanno riferimento allo sviluppo sostenibile. Non solo, quindi, gli ambiti scientifici tradizionalmente correlati allo sviluppo sostenibile, ma anche le aree disciplinari che fanno riferimento alle tematiche sociali, giuridiche, economiche, politiche, culturali che devono essere considerate se si vuole fare cultura sullo sviluppo sostenibile, partendo dalla formazione e dalla ricerca.

 

3 Portare avanti, a partire dal breve periodo, iniziative di gestione dell’impatto ambientale che coinvolgano direttamente e in maniera pro attiva i componenti della comunità dell’Alma Mater. Come Università abbiamo una responsabilità sociale che ci porta a impostare e realizzare interventi di carattere educativo che hanno ricadute positive anche sui comportamenti al di fuori del perimetro dell’Università. Le sedi dell’Alma Mater devono essere considerate quali laboratori di educazione allo sviluppo sostenibile per indurre comportamenti che abbiano come conseguenza la diffusione di pratiche positive tra la cittadinanza.

 

4 Il processo di ripensamento scientifico della ricerca interdisciplinare sullo sviluppo ambientale sarà portato avanti non solo coinvolgendo tutte le colleghe e colleghi impegnati su questi temi, ma anche collegandosi, a rete, con i centri che nel mondo affrontano questi stessi temi.

 

5 Da questo ripensamento deriverà una proposta innovativa sia per l’attività di ricerca sia per la nostra programmazione didattica: è necessario ripensare i corsi di studio che proponiamo in relazione alle nuove necessità della ricerca, alle nuove domande sociali e alle figure professionali che vengono richieste.

 

Aggiungi un commento

Il tuo nome:
Indirizzo email:
Titolo:
Commento (è consentito l'uso di codice HTML):